Riforma del CSM: anche la Cartabia si sta incartando!

Le proposte di riforma del CSM del Ministro Cartabia, hanno alcune analogie con quelle presenti dal predecessore Bonafede. In alcuni punti vertono sicuramente nel tentativo di risolvere problemi e sistemi discutibili dell’organo di autogoverno della Magistratura, primo fra tutti il tema delle “porte girevoli” e le elezioni di Magistrati da piazzare in luoghi di favore con un sistema clientelare fatto di corruzioni, scambi di favori, e compromessi di ogni sorta, che è stato denominato da eminenti esponenti come un vero e proprio “mercato delle vacche”.

 

In Parlamento per cercare di approvare la riforma, si agitano le acque a destra e sinistra, tra chi ritiene che sia ormai giunto il momento (a ragion veduta) di risolvere la situazione che ha dato vita a scandali e vicende occulte come: il “caso Palamara”; la “Loggia Ungheria”; l’onnipresente Luca Lotti in ogni vicenda delle lottizzazioni degli organi giudiziari, e chissà che altro ancora non sia stato nel frattempo scoperto, e che magari serpeggia indisturbato fino al prossimo terremoto. L’impressione è che fino adesso si sia scoperta solo la punta dell’iceberg, come spesso succede.

 

Dunque questa riforma ha vere speranze di risolvere tutto questo? No, personalmente sono molto scettico, e a giudicare dall’alzata di scudi che si è già levata sia dalla ANM (Associazione Nazionale Magistrati) minacciando lo sciopero, che dalle varie correnti politicizzate della Magistratura e qualche voce tra componenti del CSM; e non ultima la certezza che a meno di non porre la fiducia su questo decreto da parte del Governo (cosa che già è stato annunciato non sarà fatto), potrebbe non essere approvata, e tutto tornerà come prima. Guai a metter mano a questi temi, rischi di tirarti addosso ogni sorta di disgrazia giudiziaria, che se anche non hai commesso nulla, sono capaci di inventarla di sana pianta.

 

Ma allora come si può risolvere questo spinoso problema?

Più facile a dirsi che a farsi, oggi le toghe e gli ermellini sono diventati una vera e propria corporazione, che non ammette critiche o si metta becco nel loro operato, sono intoccabili, e poco importa se le evidenze di tanti fatti discutibili, ne descrivono una situazione che non esiste nemmeno nei paesi del così detto “terzo mondo”, al confronto del quale le dittature sono docili educande. Il tutto condito con la sempre sbandierata “indipendenza” della Magistratura. Si va bene, i Magistrati devono essere indipendenti e chi dice niente, ma non vuol dire che possono fare come gli pare e piace, nessuno è o può essere al disopra delle leggi e godere di immunità totale pure se sbaglia, tutti devono prendersi le loro responsabilità (lo diceva anche Giovanni Falcone).

E a proposito di Giovanni Falcone che è stato e resta a parere di molti, uno dei più grandi Magistrati che abbiamo avuto la fortuna di avere nel nostro amato Paese (insieme a Paolo Borsellino ovviamente), forse il più grande; giova ricordare, che fu proprio il CSM il primo elemento di ostacolo durante la sua carriera, che spesso e volentieri ha messo i bastoni fra le ruote a chi come lui ha fatto della lotta alle mafie una ragione di vita ottenendo risultati mai visti fino a quel momento e ne ha poi pagato un prezzo altissimo. Alla faccia dell’indipendenza, fosse stato per l’organo di autogoverno il Giudice Falcone non avrebbe potuto raggiungere alcun risultato, viste le ingerenze, le minacce di trasferimenti ostacoli e altro subiti.

 

Comunque dieci anni fa, in un Congresso dei Liberali Italiani, mentre si disquisiva su proposte di riforma in generale, e in tempi non sospetti quando di Palamara (e tutto il resto) si sapeva poco e nulla; ricordando proprio le vicissitudini dei compianti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ho espresso il parere che risolvere i tanti aspetti di questo problema è quasi impossibile, ormai la pianta è del tutto contaminata da sistemi clientelari corruttivi e centri di potere (occulti e non), che difficilmente si può ridimensionare, e se anche fosse, c’è sempre il modo di aggirare ogni tipo di ostacolo creando un nuovo sistema e staremmo sempre li a discuterne. La mia proposta fu allora che come si dice spesso in certi casi, quando hai un’infezione al dito, fai prima a tagliare tutto il braccio: invece di riformare il CSM, tanto vale abolirlo del tutto, e che la Magistratura torni ad essere si uno dei poteri dello Stato separato e indipendente (veramente indipendente), ma che come giusto che sia si prenda le dovute responsabilità del suo operato quando sbaglia.

Perché di errori giudiziari, di ingiustizie, di abusi di potere, corruttele e chi ne ha più ne metta, se ne sono viste fin troppe, e sarebbe ora di porre un drastico rimedio a tutto questo, per cominciare ad essere finalmente un Paese veramente Civile e Democratico (non una finta democrazia piddina), e cominciare a respirare un po’ di aria pulita, o per dirla con le parole di Paolo Borsellino “il fresco profumo della Libertà”.

 

Andrea Franchi

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