Roberto Gualtieri sul piano rifiuti: termovalorizzatore da 600 mila tonnellate l’anno

Il sindaco Roberto Gualtieri ha presentato il Piano rifiuti del Campidoglio in veste di commissario straordinario dei rifiuti. Il suo progetto a mira a rendere Roma autosufficiente nella gestione e nello smaltimento dei rifiuti e addirittura un modello verde e sostenibile. L’obiettivo previsto è quello di ridurre i rifiuti dell’8% ma anche quello di incrementare la differenziata di 20 punti in 10 anni, con nuovi impianti territoriali e abbattimento delle emissioni di CO2 grazie anche a un impianto sperimentale.

Il sindaco dichiara che ci sarà un’ordinanza che avvierà le procedure di Vas dunque la possibilità per tutti i soggetti, pubblici e privati, di presentare proposte di modifiche. I giochi si chiudono a fine settembre, quando si apriranno le gare per i privati che vorranno concorrere alla realizzazione degli impianti.

Impianti pubblici e a “chilometro zero” che non prevedono passaggi intermedi, per chiudere sul territorio il ciclo dei rifiuti senza gli oneri economici che vanno sostenuti per mandare fuori regione o all’estero l’immondizia.

Finalmente si volta pagina. Basta implorare le altre città perché prendano i nostri rifiuti. Realizzeremo questo progetto in tempi certi nell’arco della consiliatura garantendo alla Capitale l’autosufficienza nella gestione del ciclo integrato dei rifiuti e consentendole di diventare finalmente protagonista dell’economia circolare e dello sviluppo sostenibile”.

Roberto Gualtieri, nelle vesti di Commissario straordinario nominato dal governo, procede speditamente e presenta il nuovo piano di gestione integrata dei rifiuti della Capitale.

Lo scopo è rivoluzionare Roma, che diventerà un modello “verde e sostenibile” piuttosto che “città più sporca di Europa”.

Non trapela nessuna indiscrezione sull’area in cui verrà costruito il nuovo inceneritore. “Comunichiamo i fatti non le ipotesi” ha dichiarato il sindaco limitandosi a precisare che i nuovi impianti saranno costruiti in zone poco abitate. “Gli impianti – spiega – non saranno dentro ai quartieri. Per chi sarà meno distante ci saranno comunque benefici energetici importanti. Roma è molto estesa e ha diversi luoghi poco densamente popolati che rendono meno impattanti questi nuovi impianti”.

Intanto, certa è la data, il 15 ottobre, in cui sarà approvato il piano e, contestualmente, sarà pubblicata la manifestazione di interesse – rivolta al mercato – per la realizzazione del termovalorizzatore.

Il calendario

Ecco nel dettaglio il cronoprogramma: oggi Gualtieri firma l’ordinanza di approvazione della proposta di Piano, con la relativa pubblicazione sul sito del Comune. E, in qualità di sindaco di Roma Capitale, presenta il piano in Assemblea Capitolina.

Il 12 agosto verrà firmata l’ordinanza commissariale di approvazione del documento di Vas (Valutazione ambientale strategica) e sarà avviata la procedura di consultazione pubblica per la presentazione delle osservazioni; verrà firmata anche l’ordinanza per il supporto da parte della Città Metropolitana alle attività del Commissario stesso.

Il 30 settembre si concluderà la consultazione finalizzata alla raccolta delle osservazioni nell’ambito della procedura di Vas. Il 15 ottobre verrà firmata l’ordinanza commissariale di approvazione del piano rifiuti (completo di Vas) e pubblicata la manifestazione di interesse per la realizzazione del termovalorizzatore rivolta al mercato. Infine, entro la fine del mese di ottobre sarà definito il piano industriale di Ama che rappresenta il riferimento fondamentale per l’attuazione del piano rifiuti.

“Quello che davvero colpisce – evidenzia Gualtieri – è la carenza di impiantistica, solo il 9% dei rifiuti viene trattato nella città da impianti Ama quindi il 91% dei rifiuti viene trattato in impianti non pubblici e non a Roma con alti livelli di inefficienza”.

I nuovi impianti di ultima generazione

Per colmare questo vuoto, il piano prevede dunque la realizzazione di nuovi impianti basati “sulle migliori tecnologie di settore disponibili, da quelli di selezione di carta e plastica da raccolta differenziata ai biodigestori anaerobici”. Le attività di progettazione per la realizzazione di questi impianti sono affidate ad Ama che ha partecipato ai bandi Pnrr per il loro finanziamento.

In particolare, verranno realizzati nelle aree di Rocca Cencia e Ponte Malnome due impianti di selezione delle frazioni secche da raccolta differenziata da 200mila tonnellate complessive (carta, cartone e plastica) con un investimento totale di 43 mln di euro.

A Cesano e a Casal Selce nasceranno due impianti per la digestione anaerobica della frazione organica (produzione biometano per trasporti e di compost per agricoltura), da 200mila tonnellate complessive, per un investimento di 59 milioni di euro ciascuno.

Il termovalorizzatore

Capitolo termovalorizzatore: sarà realizzato un impianto di trattamento termico ad elevata efficienza che tratterà i rifiuti indifferenziati residui e gli scarti non riciclabili derivanti dagli impianti di selezione e trattamento. Avrà una capacità di trattamento di 600mila tonnellate annue e sarà costruito “adottando la tecnologia di combustione più consolidata e ad alta efficienza per il recupero energetico con i sistemi più avanzati per la riduzione delle emissioni in atmosfera”.

Allo stesso tempo saranno gestite ceneri da combustione e si avvierà la sperimentazione per la cattura di anidride carbonica. L’investimento complessivo sarà di circa 700 milioni di euro ai quali si aggiungeranno ulteriori 150 milioni circa per la tecnologia di trattamento e riciclo degli scarti di lavorazione.

“E’ evidente che come sindaco di Roma Capitale auspico che aziende pubbliche controllate da Roma Capitale possano cogliere questa opportunità e svolgano un ruolo di protagonista nella realizzazione del termovalorizzatore ma sarà una procedura di gara che rispetterà i requisiti di legge. Non si procede ad assegnazione diretta. Ci sarà una procedura con manifestazione di interesse e manifestazione di proposte”, ha risposto Gualtieri replicando ad una domanda sulla possibilità che insieme ad Acea, le utility di Emilia Romagna e Lombardia (regioni a cui si è ispirato il piano rifiuti di Roma) possano entrare nella progettazione del nuovo termovalorizzatore.

Il piano poi prevede, l’attivazione di 30 centri di raccolta, tra riqualificazione degli esistenti e nuovi centri (40 milioni di euro di investimento) distribuiti nei diversi Municipi. Sarà realizzato un ulteriore impianto per il trattamento e il recupero delle terre di spazzamento (5 mln di euro di investimento) e nuove stazioni di trasferenza/trasbordo e stoccaggio (10 milioni di euro).

Tutti gli obiettivi di Gualtieri

Tra i primi obiettivi del piano rifiuti commissariale c’è l’incremento del tasso di raccolta differenziata: dal 45,2% attuale al 65% nel 2030 e al 70% nel 2035. Un processo che passa attraverso l’ottimizzazione della logistica e la razionalizzazione del servizio di raccolta.

Per quanto riguarda la riduzione nella produzione di rifiuti si punta ad un abbattimento dell’8,3% in otto anni, da 1,69 mln di tonnellate l’anno a 1,55 mln nel 2030 e 1,52 nel 2035, attraverso accordi con i settori produttivi, campagne di comunicazione, centri del riuso. Si prevede così di arrivare ad una sensibile riduzione dei rifiuti che non è possibile avviare al riciclaggio di circa un terzo, passando da 1 milione di tonnellate l’anno del 2019 a oltre 700mila tonnellate nel 2030 che si potrà ridurre ulteriormente a circa 660mila nel 2035.

Strategici poi gli obiettivi legati ad un rendimento elevato del recupero di materia da raccolta differenziata (65% al 2035), basato su una qualità migliore dei conferimenti, a partire dal recupero del servizio destinato alle unità non domestiche (attività commerciali), oltre che al ricorso a nuovi impianti.

Altrettanto importante sarà il recupero dalle frazioni organiche avviate ai nuovi impianti di digestione anaerobica (compost e metano), e la gestione efficiente degli scarti degli impianti di selezione di frazioni secche. Questo, sempre secondo quanto prevede il piano, contribuirà ad una netta riduzione del conferimento di rifiuti in discariche, che saranno così destinate al solo smaltimento degli scarti non destinabili a recupero energetico, passando dalle attuali 500mila tonnellate a circa 24mila nel 2035.

Oltre il target fissato dall’Ue

Tali risultati consentiranno di andare “ben oltre” gli obiettivi fissati dall’Unione europea, che individuano una percentuale massima del 10% di ricorso alla discarica entro il 2030; Roma Capitale, partendo dal 30% attuale, raggiungerà il 4,8% nel 2030 e il 3,2% nel 2035. Lo scenario descritto dal piano porterà ad una riduzione del 90% circa delle emissioni di CO2, rispetto allo “scenario 0” (raccolta differenziata al 65% ma con la situazione impiantistica immutata) e ancora di più rispetto a quello attuale con la differenziata al 45%.

Il contributo al percorso di Roma verso la neutralità climatica “arriverà grazie al recupero di energia da rifiuti residui, alla diminuzione sostanziale di emissioni di gas climalteranti, alla chiusura delle discariche. Fondamentale anche l’ottimizzazione dei trasporti, grazie all’eliminazione delle lunghe percorrenze per il conferimento ad impianti collocati fuori regione e all’estero”.

agi live

Scontri sul termovalorizzatore di Roma

Mario Grosso promuove il piano di Gualtieri per ripulire Roma dai rifiuti. Per Releacci è urgente partire dall’umido

AGI – “Mettere in sicurezza la gestione dei rifiuti a Roma, recuperare energia che in questo momento storico è fondamentale, contribuire al riciclo ulteriore di materiali che altrimenti non sarebbero recuperabili”: così Mario Grosso, docente al Politecnico di Milano, uno dei massimi esperti in materia di gestione e trattamento dei rifiuti solidi, commenta con l’AGI il progetto del nuovo termovalorizzatore che – come descritto oggi dal sindaco e commissario Roberto Gualtieri – sarà uno dei cardini del piano di gestione integrata dei rifiuti della Capitale.

Secondo il docente “le tecnologie attuali con cui verrebbe costruito l’impianto permettono di avere la massima tutela rispetto alle emissioni al camino e comunque questa emissione aggiuntiva non è rilevante rispetto a ciò che già respirano adesso i cittadini. Per la salute il rischio incrementale è praticamente trascurabile”.

Grosso spiega che in Italia i controlli sulle emissioni sono ancora più stringenti rispetto alle normative europee. “Se prendiamo l’inquinante più importante, chiamato NOx” gli ossidi di azoto “che viene emesso da qualsiasi processo di combustione, il limite europeo per l’incenerimento è di 200 milligrammi per metrocubo. Oggi se un impianto viene autorizzato in Italia viene imposto 50, un quarto rispetto a quanto prevede la normativa Ue”.

Per il docente – che al Politecnico di Milano tiene il corso “Gestione e trattamento dei rifiuti solidi” – il termovalorizzatore di Roma “sarà un impianto che va a risolvere i problemi attuali di malagestione del rifiuto indifferenziato“, un sistema attualmente “instabile, inaffidabile e che genera impatti negativi a cominciare dal trasporto dell’immondizia in altre regioni”. Inoltre, dal punto di vista delle emissioni al camino “sono emissioni che rispetto al totale che viene emesso dal traffico di veicoli o da altre industrie è assolutamente minoritario e trascurabile e non destano, quindi, alcun tipo di preoccupazione”.

Poi, questo tipo di impianti “permettono di riciclare del materiale. Infatti, da ciò che rimane dalla combustione – ricorda l’esperto – si estraggono metalli che vengono utilizzati in altri settori industriali”. Altro aspetto evidenziato da Grosso riguarda la trasparenza.

“Gli inquinanti emessi al camino vengono analizzati in tempo reale e – sottolinea – i dati sono disponibili al pubblico e agli enti di controllo. è tutto trasparente quello che viene emesso da questi termovalorizzatori e non è così per altri impianti industriali per non parlare dei veicoli. Se ho una macchina da cui esce fumo nero nessuno mi dice niente”. I

n conclusione, secondo il docente “i sistemi di abbattimento dei fumi per i termovalorizzatori costruiti a partire dagli anni ’90 e anche per quelli vecchi che sono stati obbligati ad adeguarsi, sono molto sofisticati con valori che sono per legge più restrittivi rispetto ad altri impianti industriali. Quindi si è tranquilli dal punto di vista sanitario“.

Per Releacci “un errore partire dal termovalorizzatore”

“Il termovalorizzatore a Roma per me non è uno scandalo ma è un errore partire da quello. E’ come andare al ristorante e preoccuparsi del dessert”, ha detto Ermete Realacci nelle vesti di presidente della fondazione Symbola che si occupa, tra le altre cose, di sostenibilità ambientale.

“Il fatto che alla fine di una pianificazione sui rifiuti di Roma, che vede tante cose da fare a cominciare dagli impianti sulla frazione umida che ora finiscono in mezza Italia – sottolinea Realacci – ci sia anche un termovalorizzatore ci può anche stare. Quello che trovo sbagliato è che si parta da lì. Trovo che sia stato sbagliato il modo di coinvolgere i cittadini. Il termovalorizzatore, se tutto funzionerà per il meglio, ci sarà tra tre o quattro anni. Penso – conclude – che Roma abbia bisogno di qualche cosa prima. Se vogliamo far respirare Roma dobbiamo partire dalla frazione umida”.

 

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