Sullo sfondo la questione vera è quella del caro-energia. Secondo Giuseppe Conte “l’extra-deficit come obiettivo in sé non va perseguito, ma può essere uno strumento per proteggere tessuto imprenditoriale e sociale”. Antonio Tajani chiede “un’azione dell’Europa cui da mesi abbiamo chiesto un secondo Recovery plan per affrontare tutto ciò che ha provocato la guerra”. Giorgia Meloni dice no a “un nuovo scostamento di bilancio” ma “penso si possa provare a parlare con l’Ue per utilizzare le risorse della programmazione europea”. Matteo Salvini invece scalpita per un intervento subito: “Mettiamo un tetto al costo del gas e la differenza la mette lo Stato”. Altro tema è il Pnrr: per Giorgia Meloni “non può essere un’eresia dire che possa essere perfezionato” e comunque “il problema più grande non sarà rivederlo o sistemarlo ma i ritardi che ci ha lasciato il vecchio governo”. “C’è poco da promettere, come la flat tax e altro, qui c’è da implementare il Pnrr”, replica Carlo Calenda, seguito da Enrico Letta che dice “no alle rinegoziazioni, si può ridiscutere certo ma se ci mettessimo in un confronto con Bruxelles perderemmo quei soldi e perderemmo un’occasione”.
Per il resto, i leader lanciano richiami al fare, al creare le condizioni per superare la crisi e rilanciare l’economia, cui la platea di Cernobbio è particolarmente sensibile. “C’è il rischio che la politica ambientale ideologica porti alla desertificazione manifatturiera, non si può dire no a nucleare, no a tutto”, è l’esordio di Carlo Calenda; per il leader di Azione e del terzo polo “in Italia non credo si possa parlare di pericolo fascismo, ma di pericolo anarchia. Non si riesce a fare nulla”. In questo senso il convitato di pietra è il premier uscente Mario Draghi, con la sua agenda e il suo metodo, rispetto al quale Letta rivendica che “il nostro partito è stato il più lineare. La scelta di far terminare prima l’esperienza è una scelta grave”, continua, ma “noi siamo lineari e affidabili sempre per il Paese”. Sul lato opposto Giuseppe Conte, che ribadisce: “Sul metodo Draghi ho detto che trovo pericoloso che le forze politiche si rifugino in un cosiddetto metodo che è emergenziale: non si può governare un Paese senza confronto e dialettica politica”.
