In marcia migliaia di studenti oggi, venerdì 18 novembre, in centro a Roma e in più di trenta piazze di tutto il Paese per il «No Meloni day». Il governo si è insediato solo un mese fa e ancora non ha avuto modo di varare decreti in campo scolastico, ma gli studenti epitetano la protesta semplicemente contro la Meloni, a prescindere da provvedimenti che, ad oggi, sono inesistenti. Ad organizzare queste manifestazioni sono stati due sindacati studenteschi (UdU e Rete degli Studenti) con il sostegno di Uds, Link coordinamento universitario, Rete della conoscenza, Action Aid, Fiom, Flc, Legambiente, Libera contro le mafie. «Mentre il nostro futuro è minacciato dalla guerra nucleare e dal collasso climatico, il nuovo governo Meloni parla di nuove trivellazioni di gas fossile. Vogliamo una conversione ecologica e la vogliamo subito» spiegano gli studenti, appendendosi a pretesti che esulano dal mondo scolastico. E poi la solita tiritera su guerra e immigrazione: «Guardiamo con orrore alle guerre finanziate dalle banche armate, al trattamento disumano dei migranti e dei rifugiati alle frontiere e ai porti». Praticamente il disco rotto della sinistra riprodotto dai più giovani. Alcuni puntano il dito sulla parola “merito”, che la premier ha voluto inserire nella dicitura istituzionale del Ministero dell’Istruzione, come se fosse una parola discriminante, come se gli studenti più valenti non abbiano il diritto di poter eccellere e di essere premiati per l’impegno profuso.
Le scusanti di questa protesta sono palesemente arrangiate. A Roma in tantissimi a sfilare verso il Circo Massimo per la manifestazione, frequentanti di tutte le scuole, rappresentanti della Rete degli Studenti Medi, i collettivi autorganizzati e autonomi e soprattutto gli universitari dei collettivi della Sapienza. A Milano il corteo è partito da Largo Cairoli; a Udine da Piazzale Cavedalis; a Genova da via Cadorna; a Perugia da Piazza Partigiani; a Bologna, assemblea pubblica a Portico dei Servi come anche a Taranto, nella sede della Cgil. Proteste anche a Palermo, col corteo partito dalla Cattedrale; a Cagliari g da Piazza Fli studenti hanno sfilato da piazza Falcone e Borsellino. Gli organizzatori hanno scritto: «Abbiamo chiesto a questo nuovo governo di abbandonare la retorica della meritocrazia e di provare a ragionare di un chiaro e netto investimento sul futuro dell’istruzione di questo Paese. Ad oggi, invece, tutto ciò che abbiamo ricevuto sono state silenzio e manganellate. Nessuno parla di scuola e università nella legge di Bilancio ormai alle porte. Questo governo ha un solo merito: quello di non averne nessuno». Un riferimento anche all’edilizia scolastica, le cui condizioni non sono chiaramente imputabili alla neo premier: «Siamo costretti a studiare ogni giorno in scuole fatiscenti e veniamo sfruttati come carne da macello in alternanza. Pensano alla nostra “sicurezza” solo quando possono utilizzarla come scusa per impedirci di manifestare. I nostri programmi sono obsoleti, i fondi alla scuola vengono tagliati in continuazione. Noi ci rifiutiamo di piegarci alle loro logiche».
