Fideiussione per stranieri che aprono partite Iva

Una fideiussione per gli stranieri extra Ue che aprono la partita Iva in Italia. L’obbligo di presentare la garanzia, il cui importo dovrebbe essere di 10 o 20 mila euro, non scatterà immediatamente alla richiesta di apertura della partita Iva ma solo in caso di esito negativo di specifiche verifiche in merito alla potenziale solvibilità dei soggetti richiedenti. La disposizione contenuta nel ddl di bilancio 2023, approvato lunedì in tarda serata dal Consiglio dei ministri, replica l’idea e la pdl proposta più volte (l’ultima il 13 ottobre 2022) da Massimo Bitonci (Lega) attuale sottosegretario alle Imprese e made in Italy. Qualora l’istruttoria non dia esito positivo scatterà la chiusura d’ufficio della partita Iva che verrà eventualmente poi riaperta solo dopo la presentazione della garanzia.

Obiettivo, porre un freno all’evasione generata dalle attività “apri e chiudi”, intestate a soggetti stranieri irrintracciabili o nullatenenti che aprono partita Iva senza versare contributi ed imposte, per poi chiudere prima che il fisco bussi alla porta.

L’attività in sostanziale continuità viene poi riaperta intestata però ad altro soggetto straniero sempre irrintracciabile o nullatenente che continua a frodare il fisco con il medesimo meccanismo apri e chiudi.

Tale comportamento, oltre alla chiara evasione fiscale, è fonte di concorrenza sleale generata dai prezzi più bassi che possono applicare gli irregolari rispetto ai contribuenti invece che versano regolarmente le imposte.

Rispetto a quella che dovrebbe essere l’attuale disposizione, i cui effetti scatterebbero post controlli, quella targata Lega invece prevedeva la presentazione della garanzia di 20.000 euro già in sede di richiesta per l’attribuzione della partita Iva. Stabilendo che l’attribuzione del numero di partita Iva a una persona fisica avente cittadinanza di uno Stato estero non appartenente all’Ue ovvero a un soggetto, diverso da una persona fisica, residente in uno Stato estero non Ue, fosse subordinata al deposito, da parte della medesima persona o soggetto, di una garanzia fideiussoria bancaria o assicurativa in favore delle Entrate, per un importo non inferiore a 20.000 euro. Necessaria al fine di garantire gli eventuali versamenti di imposte e di contributi dovuti nell’esercizio dell’attività e poi restituita all’atto della cessazione dell’attività, dopo ovviamente il pagamento di tutti i debiti con l’erario.

Come detto l’impianto del ddl di bilancio dovrebbe replicare quello della pdl della Lega prevedendo però l’eventuale garanzia solo dopo verifiche del fisco sulla solvibilità dei richiedenti.

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