Il palco c’è ma Elly Schlein sceglie di non salirci affatto. Per lanciare la sua corsa alla Segreteria del Pd preferisce uno sgabello e un leggio, messi al centro della grande sala del Monk, spazio culturale alla periferia di Roma. Tutto è studiato con cura, a indicare una nuova strada da percorrere “insieme” verso “il nuovo Pd”. La deputata Pd mette subito in chiaro chi è l’avversario, quel Governo Meloni che ha subito “mostrato il volto della peggiore ideologia di destra di questo Paese”, con il decreto anti Rave, la gestione dei flussi migratori, la scelta di “fare cassa” sul Reddito di cittadinanza, e privilegiato il merito all’inclusione a scuola. Poi si rivolge a chi, dentro e fuori il Pd, guarda a lei come possibile leader del nuovo partito: “Non siamo qua per fare una partita da resa dei conti identitaria, ma per fare il nuovo Pd, tenere insieme la comunità e salvaguardare il suo pluralismo, le sue diversità, ma senza rinunciare a un’identità chiara, comprensibile e coerente”, dice chiaro.
La sala è piena di gente e, se è vero che i big si tengono (ancora) a debita distanza, ad ascoltarla ci sono diversi parlamentari, esponenti delle diverse anime del partito: Peppe Provenzano, vicesegretario dem e voce della sinistra, arriva a qualche minuto dall’inizio: presenti anche Michela Di Biase (colonna di AreaDem), Marco Furfaro, Cecilia D’Elia, Laura Boldrini, Marco Miccoli, e poi anche Arturo Scotto, coordinatore di Articolo 1, Lorenzo Donnoli, voce delle Sardine. Schlein ringrazia tutti per essere venuti, ma lancia un avviso ai naviganti: “Nessuno può venire con l’idea di condizionare. Venite liberi o non venire affatto. Non accetteremo logiche di cooptazione”, scandisce. La deputata manda alcuni messaggi chiave: il suo intervento è concentrato tutto sulla lotta alle diseguaglianze, sull’importanza di rimettere al centro il lavoro, sulla necessità di portare avanti, insieme, giustizia sociale e giustizia climatica. La nostra “non è una sfida da leggere nella divisione fra riformismo e radicalità, c’è un campo comune: come vogliamo cambiare il modello di sviluppo neoliberista che si è rivelato insostenibile? Si nutre delle diseguaglianze e distrugge le risorse. Possiamo dirlo o dobbiamo dire che è andato tutto bene?”.
Il primo vero attacco della nuova avventura è riservato a Matteo Renzi. La Schlein ricorda il suo primo impegno politico, con quell’Occupy Pd nato dopo i 101 che impedirono l’elezione di Romano Prodi al Quirinale “e i tentativi di Bersani per un governo del cambiamento”. Poi la stoccata: “Renzi sostiene di averci messo lui in Parlamento, in realtà lo hanno fatto le 53mila preferenze di chi mi chiese di partecipare. A Renzi va un altro merito, quello di avermi spinto fuori dal Pd e dalla sua gestione arrogante e incapace di fare sintesi. Ha lasciato macerie e se n’è andato a fare altro. Non capisco perché siano tanto interessati a dire al Pd che cosa fare. Chi sta già ammiccando con la destra non può dirci come costituire la sinistra”. “Insieme a voi voglio diventare la Segretaria del nuovo Pd”, dice annunciando che la prossima settimana si iscriverà al partito; una frecciata riservata a Stefano Bonaccini riguarda l’autonomia targata Roberto Calderoli: “Affonda le radici nel progetto leghista di secessione, va rigettato”, sentenzia, mentre il suo principale avversario nella corsa al Nazareno è più aperturista. Quando i giochi saranno fatti, però, assicura, accetterà ogni esito del congresso. “Lavorerò dal giorno dopo per l’unità”, scandisce.
