Nonostante una tregua degli sbarchi dettata dal mal tempo, il dossier migranti resta sul tavolo del Governo e la premier Giorgia Meloni ha convocato ieri i suoi vice Antonio Tajani e Matteo Salvini, l’Autorità delegata alla sicurezza della Repubblica Alfredo Mantovano, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e i vertici dell’intelligence, per fare il punto sulla situazione e decidere i prossimi passi, dopo il decreto anti-ong. Si punta nell’immediato a stringere accordi con i Paesi di partenza e il Ministro degli Esteri Antonio Tajani volerà a stretto giro in Tunisia, Turchia e Libia. Anche Piantedosi ha in programma una serie di missioni, a cominciare dalla Turchia.
C’è poi l’Europa: il 9 e 10 febbraio Meloni è attesa al Consiglio Ue dedicato proprio al tema dell’immigrazione. Tajani ha avuto un colloquio con il suo collega tunisino Othman Jerandi: “Ho chiesto assicurazioni affinché ci siano maggiori controlli sulle partenze dei migranti. Stiamo lavorando e spingendo l’Europa verso scelte comuni, anche per fare investimenti in Africa”. Più investimenti nei Paesi africani, dunque, in cambio di un contrasto più efficace ai trafficanti di uomini che mettono in mare le imbarcazioni dirette verso l’Italia, ma non è un obiettivo facile in Tunisia, che vive una profonda crisi economica, così come in Libia, dove latitano gli interlocutori istituzionali affidabili. Intanto, dopo l’arrivo della Ocean Viking l’altra sera ad Ancona, è atteso per oggi l’attracco della Geo Barents. E proprio sulle ong si è sviluppata una polemica dopo che Piantedosi ha rilanciato l’accusa alle navi umanitarie di fare da pull factor, di favorire le partenze. Nel frattempo, è iniziato alla Camera l’iter del decreto sulla stretta alle navi ong e le opposizioni hanno annunciato “una battaglia durissima”.
