Meloni: piena fiducia a Nordio. Berlusconi: da noi pieno sostegno

“Spiace deludere ma il clima nel governo è ottimo e tutti i ministri lavorano in piena sinergia con Palazzo Chigi”. Al termine di un aspro dibattito sulla giustizia, scandito dalle polemiche e dalle richieste di dimissioni del ministro Carlo Nordio, Giorgia Meloni dichiara in una nota la “piena fiducia” nel Guardasigilli. Rivendica di averlo “fortemente voluto”. Specifica che con lui ha contatti “quotidiani”. Ma annuncia la svolta: un faccia a faccia in settimana col ministro per “definire il cronoprogramma delle iniziative necessarie a migliorare lo stato della giustizia”. A difesa del Guardasigilli anche il ministro Guido Crosetto: “Nordio è stimato da tutti, sta dicendo cose che la maggior parte delle persone condivide. Si passa il tempo a cercare di stravolgere le sue parole. Non ha mai detto no alle intercettazioni”, dice a Che tempo che fa . E aggiunge: “Temo il fermarsi troppo a discutere quando credi di avere ragione”. Nordio può contare sul pieno appoggio anche di Silvuio Berlusconi. “Dopo molto tempo, l’Italia ha un ministro della Giustizia di cultura liberale e garantista, una cultura profondamente affine alla nostra. Questa è una buona notizia per il Paese, per il Governo, per tutti gli italiani, di tutte le parti politiche. Noi di Forza Italia sosterremo l’azione del ministro Nordio con assoluta convinzione”. Così in un video postato sui social il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi “La giustizia italiana ha bisogno urgente di essere riformata e il nostro ministro ha dimostrato di voler lavorare seriamente per questo obiettivo. Una riforma – osserva – che renda più efficiente il sistema, assolutamente più rapidi i tempi dei processi, come ci chiede anche l’Europa, ma anche una riforma che allarghi e consolidi le garanzie per tutti i cittadini. Il nostro obiettivo non è certo un conflitto fra politica e magistratura”. “Le nostre riforme – sottolinea Berlusconi – non sono contro i magistrati, sono per i cittadini. Certo, incontrano l’ostilità di alcuni settori politicizzati della magistratura. Alcuni di questi magistrati sono passati direttamente dai loro uffici giudiziari alle aule del Parlamento, nelle file dei Cinque Stelle. Questo dimostra quanto poco quei magistrati potessero essere imparziali. Altri loro colleghi e amici sono rimasti nelle correnti di sinistra dell’ordine giudiziario. Ma noi sappiamo che la gran parte della magistratura è sana, è corretta, svolge il suo compito con imparzialità e con profondo senso dello Stato. Noi vogliamo – insiste il leader di Fi – valorizzare la professionalità dei magistrati seri, quelli che fanno le inchieste senza calpestare la dignità e la libertà dei cittadini, quelli che giudicano senza essere condizionati da preclusioni ideologiche o da calcoli di carriera”.

Soddisfatto il ministro. “Il mio cronoprogramma per i prossimi tre mesi è giá pronto”, dice tranquillo a chi lo sente. L’incontro con la presidente del Consiglio non è ancora stato fissato ma, fanno sapere da via Arenula, “avverrà in tempi brevi” e servirà a fissare “tappe e priorità”. Nel frattempo, prima che le proposte trovino una definizione concreta, Meloni assicura che vuole “dare all’Italia una giustizia giusta, veloce e vicina a cittadini e imprese”. Poi definisce notizie infondate le divisioni interne alla coalizione.

Qualche divisione però si era notata, con FdI che ha proposto una sanzione per i giornalisti per la pubblicazione di intercettazioni che violino la privacy invocando un confronto con l’Ordine per modificare il codice deontologico. E FI che ha chiesto misure contro gli editori. Ma è sulla limitazione delle intercettazioni che ci si è divisi di piú, nei giorni della cattura di Matteo Messina Denaro. Con Nordio favorevole a una stretta, sostenuto da FI e Terzo polo. E gli altri meno convinti. La sintesi la farà Giorgia Meloni. Anche sulle intercettazioni: l’impegno è dicono nel suo partito ù è “evitare che stralci irrilevanti ai fini penali delle intercettazioni finiscano sui giornali. Una soluzione è ancora da studiare ma non è un bavaglio alla stampa”.

Berlusconi dice che “la polemica sull’uso delle intercettazioni, dei sistemi più invasivi, come i virus informatici, è il più tipico esempio della differenza fra la nostra visione liberale della giustizia e quella dei giustizialisti illiberali. Noi sappiamo benissimo che in alcuni casi le intercettazioni sono uno strumento di indagine necessario. Nessuno ha mai pensato di impedirne o di limitarne l’utilizzo per le indagini di mafia o di terrorismo. Quella che invece ci ripugna, quella che combatteremo sempre con tutte le nostre forze, è l’idea che tutti gli italiani possano essere trattati come sospetti mafiosi o sospetti terroristi. È l’idea che la libertà, la privacy, l’intimità di ciascuno di noi, delle nostre case, delle nostre conversazioni, possa essere violata con la massima facilità. Che la tecnologia, con la scusa di prevenire i reati, possa controllare e soffocare la nostra libertà”. “È quello che già avviene in Cina, dove un sistema capillare e sofisticato di controlli, basato sul riconoscimento facciale e quello vocale, serve per reprimere il dissenso delle minoranze religiose. Noi – sottolinea – non vogliamo questo modello di società. Lo ripeto, non possiamo trattare tutti i cittadini come se fossero sospetti mafiosi o sospetti terroristi. Anche per questo sosterremo con convinzione le proposte sulla giustizia annunciate dal ministro Nordio, che trovano un significativo consenso anche oltre il perimetro della maggioranza. Lo stato di diritto e la libertà dei cittadini sono grandi temi sui quali non ci si dovrebbe dividere. Sui quali maggioranza e opposizione, politica e magistratura dovrebbero lavorare insieme. Noi siamo pronti a farlo”, conclude.

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