Primo confronto tra i candidati: ‘Dopo la sfida lavoreremo insieme’

Un confronto ad armi spuntate, con la promessa di “lavorare insieme” chiunque sarà il vincitore. Il primo confronto con tutti e quattro i candidati alla segreteria del Pd, ospiti di Lucia Annunziata a ‘Mezz’ora in più’, si è svolto senza grandi scontri e divisioni. Stefano Bonaccini, Gianni Cuperlo, Paola De Micheli ed Elly Schlein concordano sull’urgenza di un cambio della classe dirigente del partito e sul fatto che non vi saranno nuove scissioni in caso di vittoria di uno o dell’altro, ma si tornerà a collaborare.

Qualche distinguo si registra sull’Ucraina, con Schlein che, pur nel dichiarato sostegno a Kiev, si pronuncia contro l’idea di una “corsa al riarmo” in seno all’Ue. La neo deputata dem appare poi più pungente dei suoi avversari nella critica a come Pd sta facendo opposizione, e chiede al partito di “inserirsi” con maggiore “efficacia nelle pieghe delle divisioni del governo”. Mentre il presidente dell’Emilia-romagna mostra un profilo più ‘istituzionale’, proponendo un percorso di dialogo con l’esecutivo di destra, comunque criticato da tutti i candidati.

“Al governo chiedono di cambiare il Pnrr, ma invece c’è il problema dei prezzi che ritarda all’arrivo delle materie prime e impedisce di aprire i cantieri”, rileva Bonaccini. “A Meloni dico convochi sindaci, associazioni, Regioni e insieme vediamo come rivedere i prezzi e consentiamo ai cantieri di ripartire. Il governo va incalzato sulle cose che servono e che creano lavoro”, propone. Ma sul cambio del nome del partito Schlein si mostra più prudente, rispetto all’apertura dei giorni scorsi, quando aveva ipotizzato di sottoporre l’idea al giudizio degli iscritti. “Non è fondamentale cambiare il nome se non cambiano le facce, il metodo”, scandisce. Un cambio di metodo è una ‘conditio sine qua non’ per De Micheli.

“Ci vuole un partito che abbia iscritti, militanti che porti in giro le idee di cui stiamo parlando oggi. Abbiamo avuto un esodo silenzioso verso l’indifferenza – denuncia -, un esodo dei nostri scritti. Si deve cambiare modello di partito, nel Pd decidono sempre in cinque”. L’ex ministra ammette poi le difficoltà che sta incontrando per la scelta di portare avanti una “candidatura libera”, ovvero non sostenuta dalle diverse fazioni. Mentre Cuperlo attacca: “Ho notato che c’era una corsa ad arruolarsi dietro delle candidature da parte di chi ha attraversato tutte le stagioni facendo tutte le parti in commedia e dicendo tutto e il contrario di tutto. Vorrei un partito dove quella malattia del trasformismo la lasciassimo da parte”.

Sul Jobs act, critici Schlein, De Micheli e Cuperlo, che rivendica di non averlo votato. Mentre il governatore emiliano-romagnolo sostiene che occorre “rendere piu’ conveniente il lavoro stabile” e ricorda alcune “scelte giuste fatte dal Pd del passato, come le liberalizzazioni di Bersani e industria 4.0 del governo Renzi”. Breve siparietto quando Bonaccini rivendica di essere stato l’unico ad aver parlato di imprese ieri in assemblea. “E no, allora Stefano, non mi hai ascoltato: anche io ho parlato di imprese”, lo interrompe, contrariato, Cuperlo. Ma, tutto sommato, il clima non dei più tesi. “Lavoreremo tutti insieme” a congresso chiuso, assicurano tutti. “E’ indispensabile per evitare di commettere tutti quegli errori che in questi anni ha visto una classe dirigente alternarsi, più o meno sempre la stessa, ma combattersi dentro la stessa famiglia”, sottolinea Bonaccini.

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