È bufera sul Ministro Valditara per gli stipendi differenziati degli insegnanti

Stipendi più alti ai docenti che insegnano nelle regioni del Nord: è bufera sull’idea attribuita al Ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara per contrastare il problema del caro vita decisamente più alto rispetto al Centro e al Sud. Dai sindacati alle opposizioni, innumerevoli le reazioni alle parole pronunciate dal Ministro alla piattaforma di dialogo di PwC e Gruppo Gedi, tanto che già nel primo pomeriggio lo stesso Valditara è costretto a precisare che “non è mai stato messo in discussione il contratto nazionale del mondo della scuola”. Tra i primi e più critici commenti quello di Elly Schlein, candidata alla segreteria del Pd, secondo cui la posizione di Valditara “fa il paio con la pessima proposta di Calderoli sull’autonomia differenziata”. Tradotto, spiega Schlein, “si fotografano le disuguaglianze del Paese, privilegiando le scuole dei ricchi, magari in quartieri belli delle città e dimenticando le scuole dei poveri” rischiando di “desertificare aree senza capire che la scuola è il primo strumento di emancipazione sociale”. Duri anche Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli che parlano di “disegno pericoloso della destra” e di proposta “razzista e discriminatoria”. Dal Pd Giuseppe Provenzano tira in ballo la premier: “L’istruzione pubblica era pensata per fare gli italiani e unire l’Italia. I ministri Calderoli e Valditara, che propone gabbie salariali per gli insegnanti, vogliono definitivamente spaccarla. FdI o figli di serie A e di serie B?”.

Il titolare dell’Istruzione, tuttavia, respinge le accuse: “Io non ho mai parlato di compensi diversi fra Nord e Sud, ho solo riportato una problematica sollevata da alcune regioni riguardo il differente costo della vita nelle diverse città italiane”, e su questo aspetto, precisa il ministro in quota Lega, “si ragionerà insieme con sindacati e Regioni”, con l’obiettivo di trovare “soluzioni adeguate in favore di docenti e personale scolastico”. Contrario a “riesumare” le vecchie “gabbie salariali” anche il leader M5S Giuseppe Conte, secondo cui “la retromarcia” del Ministro “non basta a nascondere una concezione della scuola pubblica che mira a dividere piuttosto che a unire, a escludere piuttosto che a includere”. Chi la pensa in modo diverso, invece, è Carlo Calenda, che si smarca dalle altre opposizioni: per il leader del Terzo polo, infatti, “nelle aree più difficili del Paese non solo bisogna mandare gli insegnanti migliori ma bisogna anche pagarli meglio. Che ci sia una differenza tra un insegnante che percepisce 1.200-1.300 euro e vive a Milano e uno che li percepisca in un’altra Regione che ha un costo della vita inferiore oggettivamente c’è. E questa è una cosa di cui bisogna tener conto”.

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