“Il Recovery è stato costruito in un’epoca lontanissima, quella del post-Covid. Bisogna fare una riflessione sui piccoli interventi che si ribaltano su migliaia di comuni, dove a volte c’è anche la difficoltà a fare le necessarie delibere. Bisogna essere realistici. Ci sono misure che vanno in migliaia di rivoli degli enti locali. Ora si è in fase di verifica di ciò che è attuabile e ciò che non lo è, ciò che è opportuno mantenere e ciò che non si può mantenere. Non me la sento di dire che era sbagliato allora”. Così a La Stampa il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, per il quale “Oggi, con un quadro geopolitico completamente cambiato, e con una sensibilità da parte del consumatore che è molto diversa da quella di tre anni fa, assicuro che nel giro di pochissimi giorni verrà proposto cosa andrà nel PNRR e cosa nel RePowerEU. Deve chiudersi tutto il cerchio”. La focalizzazione su cosa dovrebbe essere? “Rispetto al dialogo con Bruxelles, chiederei di concentrarsi sui grandi investimenti per infrastrutturare il Paese anche forzando rispetto ad alcuni meccanismi di grandi investimenti perché credo che sia un’occasione storica”. Quindi rinuncerebbe a qualche cosa? “Nello specifico è difficile da dire. Ma sui fondi che hanno un ribaltamento sui comuni più piccoli – io abito in un Paese da 120 abitanti, che peraltro non usufruisce del PNRR – c’è bisogno di più realismo e più razionalità“. In passato non si sono saputi spendere i fondi di coesione, però. “Noi dobbiamo far combaciare i fondi del PNRR, 192 miliardi di euro, con quelli del fondo complementare, circa 30 miliardi, e 80 miliardi dei fondi strutturali 2021-2027. Più 70/80 miliardi dei fondi di coesione“. “Bisogna capire che cosa si riesce a fare entro il 2026“. Alcune risorse “possono andare nel PNRR, altre possono andare in altri strumenti. Ho spiegato al ministro Fitto che forse, in alcuni ambiti, è meglio spostare qualche progetto verso i fondi di sviluppo e coesione”.
