Le future risorse economiche del partito e le nomine dei dirigenti locali sono i nodi che scuotono la vita interna di Forza Italia alla vigilia delle esequie di Silvio Berlusconi. Questi i temi, che sono stati al centro di due riunioni lampo del Comitato di Presidenza: la prima chiamata ad approvare il rendiconto 2022, la seconda a nominare i nuovi coordinatori regionali, due momenti vissuti in un clima di silenzio e di tensione interna. Sullo sfondo restano le incognite di sempre: la maggiore riguarda le decisioni che potrebbe prendere la famiglia Berlusconi sul finanziamento del partito. C’è chi ragiona sul fatto che la grande vicinanza tra la premier Giorgia Meloni e Marina Berlusconi potrebbe portare a un disimpegno della famiglia, i cui interessi sarebbero ben tutelati dall’attuale Governo. Tuttavia, questa incertezza inizia a impensierire anche FdI; il partito di Meloni è fortemente impegnato a mantenere l’assetto della maggioranza: in tanti si rendono conto che se FI diventasse una “maionese impazzita”, si metterebbe in pericolo la tenuta dei gruppi azzurri, in particolare quello del Senato, dove il centrodestra ha una maggioranza non vastissima. Tornando alle dinamiche interne a Fi, in molti hanno storto il naso sull’opportunità di convocare un Consiglio di Presidenza.
A metà mattinata il tesoriere Alfredo Messina e Sestino Giacomoni sono gli unici nella sede di Piazza San Lorenzo in Lucina. Tutti gli altri si collegano via zoom, dal coordinatore Antonio Tajani ai capigruppo Ronzulli e Barelli, dai dirigenti Gasparri, Mulè, Cattaneo, Barachini, Orsini, Martusciello, Fontana, Baldelli, alla Ministra Bernini, sino ai governatori Cirio, Schifani e Toma. Ad aprire i lavori, Messina: parla pochi minuti, in lacrime ricorda la figura del fondatore di FI, poi si passa all’approvazione del rendiconto. Quindi, dopo una piccola pausa, una seconda riunione sul tema più spinoso, quello degli incarichi interni. Anche qui, nessun dibattito, solo un breve intervento del coordinatore nazionale Antonio Tajani in cui sottolinea che la ratifica dei coordinatori regionali e provinciali è la messa in pratica delle ultime volontà di Silvio Berlusconi. Nessun commento da parte della minoranza. Ma più tardi trapela grande irritazione: c’è chi nota come aver portato a casa queste ultime nomine, di fretta e furia, mentre il Paese piange Silvio Berlusconi, sia stato tutto sommato un segnale di grande debolezza. Una mossa inopportuna, una forzatura, che, secondo le stesse fonti, certamente non lascia presagire una stagione in cui sarebbe più opportuno arrivare a decisioni unitarie e condivise.
