Il Governo va a rilento, emanati 75 decreti attuativi su 296

Molte norme, necessarie a dare effettiva applicabilità ai provvedimenti varati dall’esecutivo, devono, infatti, ancora essere emanate. Stando alla relazione sul monitoraggio del trimestre aprile-maggio-giugno pubblicata dal Dipartimento per il programma di governo guidato dal sottosegretario Giovanbattista Fazzolari ne restano da adottare 221 su 296.

Il 40% di questi (118) sono previsti nella legge di Bilancio 2023, mentre 103 sono contenuti in 6 decreti-legge (di cui 4 convertiti); 31 interventi legislativi rinviano ciascuno a meno di 10 provvedimenti e 16 a uno solo. Fra i 221 residui ce ne sono 65 il cui termine è scaduto, per altri 37 non lo è ancora, mentre 119 non hanno un termine prefissato. Il maggior numero (30) deve essere adottato dal MEF e dal MIT.

L’intenzione del Governo sarebbe quella di rendere il più possibile le norme varate “autoapplicative” in modo da rendere efficaci in breve tempo le disposizioni introdotte. Nel frattempo, l’esecutivo ha emanato un elevato numero di decreti-legge: 32 da quando Meloni è a Palazzo Chigi, dieci dei quali nell’ultimo trimestre. 

E sulla decretazione d’urgenza arriva un nuovo monito del Parlamento: l’altolà è contenuto nel parere del Comitato per la legislazione sul decreto rigassificatore, un provvedimento molto rimaneggiato, arrivato alla Camera con tre articoli, due dei quali sono stati stralciati e inseriti in un altro provvedimento; il Governo ha poi inserito nel testo rimasto l’intero decreto Bollette attraverso un emendamento. Ed è su questo che si concentra il parere del comitato secondo cui “Governo e Parlamento abbiano cura di avviare una riflessione su come evitare forme di confluenza tra più decreti contemporaneamente all’esame delle Camere, trattandosi di un fenomeno suscettibile di alterare l’ordinario iter di conversione, fatta eccezione per circostanze di eccezionale gravità da motivare adeguatamente nel corso dei lavori parlamentari”.

Catia Polidori, ha ricordato, tra l’altro, “la lettera del Presidente della Repubblica ai Presidenti delle Camere e al Presidente del Consiglio del 23 luglio 2021” che aveva segnalato che ‘la confluenza di un decreto-legge in un altro provvedimento d’urgenza, oltre a dover rispettare il requisito dell’omogeneità di contenuto, dovrà verificarsi solo in casi eccezionali e con modalità tali da non pregiudicarne l’esame parlamentare.”

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