Ci sono “cose che si devono fare e si fanno”, invece “del resto si può evitare di parlare”. Tra le cose “da fare”, non c’è la modifica al concorso esterno in associazione mafiosa e Giorgia Meloni l’ha detto per la seconda volta in pochi giorni, usando toni ancor più decisi a Palermo in occasione delle commemorazioni per la strage di via D’Amelio, messaggio chiaro a Carlo Nordio, l’abrogazione dell’abuso d’ufficio, norma chiave della riforma della giustizia varata oltre un mese fa e finalmente trasmessa al Parlamento da Sergio Mattarella.
Nordio; prima ha raccontato il suo “sconcerto e sdegno” per essere stato definito da “qualcuno favoreggiatore della delinquenza mafiosa”, poi ha convenuto che la modifica “non fa parte del programma governativo: non c’è, non esiste e non sarà fatto”. A leggere i comunicati di questi giorni, FI appare decisamente più vicina a Nordio di FdI. Chi canta vittoria è sicuramente Giuseppe Conte: “Sul concorso esterno Meloni e Nordio si rimangiano tutto”.
Palazzo Chigi si è impegnato con il Colle affinché avvenga nell’iter parlamentare, che inizierà dalla Commissione giustizia del Senato, anche se, raccontano nella maggioranza, ci sarà da convincere Nordio, già costretto in questi giorni a frenare sul concorso esterno. Il rischio è che l’abrogazione vada anche in contrasto con la proposta di direttiva Ue anticorruzione, bocciata in commissione Giustizia alla Camera con un parere negativo dal centrodestra e il sostegno del Terzo polo.
Con queste premesse, si annuncia l’iter parlamentare del ddl che inizierà a stretto giro al Senato, con una serie di audizioni fra cui quella dell’Anm; in quell’occasione si misurerà anche la temperatura delle tensioni dopo lo scontro governo-toghe di queste settimane.
