Immediate le polemiche, con il centrosinistra che minaccia il muro contro muro: “Se Foti e Fdi pensano dopo aver cancellato il controllo concomitante sul Pnrr di ridurre il potere della Corte dei Conti a una sorta di ancella della politica, sappiano che troveranno la nostra netta opposizione”, avverte il presidente dei senatori Pd Francesco Boccia; per i Dem, incalza, “la Corte deve restare autonoma”.
La pdl è criticata anche dal M5S e da Avs: viene denunciato osservando che nel testo di 5 articoli si prevede, tra l’altro, che, qualora un determinato atto abbia “superato il controllo preventivo di legittimità e quindi sia stato vistato e registrato” dalla Corte, “non sarà più possibile sottoporre a giudizio per responsabilità erariale gli amministratori che lo hanno adottato”.
Nel caso in cui si arrivi a una conciliazione nel procedimento di mediazione o in sede giudiziale, si esclude poi la responsabilità per colpa grave degli amministratori.
E limiti vengono messi anche alle sanzioni.
In caso di colpa grave, si parte da 150 euro fino al massimo “di 2 annualità di trattamento economico” per l’amministratore.
Con la pdl si introduce anche “l’obbligo di assicurazione” per chiunque gestisca risorse pubbliche.
In caso di comportamento doloso, la Corte potrà destituire il dirigente o il funzionario pubblico”. Per quanto riguarda gli appalti Pnrr, i magistrati avranno tempi ridotti per i controlli, che dovranno avvenire “al momento dell’aggiudicazione invece che alla stipula del contratto”.
Se la Corte “non risponde tempestivamente o non effettua il controllo preventivo nei termini, opera l’esclusione della responsabilità per colpa grave”. L’eventuale diniego di registrazione dovrà essere motivato. Per gli atti di spesa non sottoponibili al controllo preventivo si prevede un’attività consultiva che dà la facoltà di chiedere un parere preventivo alla Corte.
