Un attacco frontale a Viktor Orban in vista del Consiglio europeo ma anche un segnale politico a Ursula von der Leyen: sui fondi europei all’Ungheria la Commissione non deve cedere ai ricatti dell’uomo forte di Budapest.
Nella risoluzione, approvata con 345 voti a favore, 104 contrari e 29 astenuti, il Pe non si è limitato a condannare gli “gli sforzi sistematici del governo ungherese per minare i valori fondanti dell’Ue” e a “deplorare la mancata applicazione da parte del Consiglio Ue della procedura dell’articolo 7 dei Trattati” (ovvero la sospensione dei diritti di adesione all’Ue), ma ha anche evocato una causa presso la Corte di Giustizia europea contro lo sblocco dei 10 miliardi avvenuto a dicembre.
Lo scenario di fondo resta il vertice del 1° febbraio sulla revisione del bilancio comune, che prevede un’assistenza finanziaria da 50 miliardi in 4 anni per l’Ucraina. Il sì dell’Ungheria è più che mai lontano e una soluzione a 26 appare ormai come l’unica via d’uscita possibile.
A difendere Orban sono stati FdI e Lega, in linea con i loro gruppi di appartenenza, Ecr e Id. Il capodelegazione di Fdi Carlo Fidanza è netto: “Non sempre abbiamo condiviso le posizioni ungheresi in politica estera ma questo accanimento della sinistra è stucchevole, a maggior ragione se paragonato al vergognoso silenzio di fronte alle gravi violazioni dello stato di diritto in corso in Spagna e Polonia”.
Nel frattempo, S&d ha nominato il suo Spitzenkandiadt, ovvero il candidato alla presidenza della Commissione, il lussemburghese Nicolas Schmit, l’uomo del salario minimo nella squadra dell’esecutivo europeo, e i principali partiti del Pse, incluso il Pd, lo sostengono.
