Giorgia Meloni dal salotto televisivo di Quarta Repubblica, mostra di avere più di una certezza. La prima riguarda il piano di privatizzazioni, “Nel documento economico si prevedono 20 miliardi in 3 anni. Come? Possiamo cedere alcune quote di società pubbliche senza compromettere il controllo pubblico, e possiamo su alcune società interamente di proprietà dello Stato cedere quote di minoranza a dei privati”, il tutto senza fare “regali miliardari a qualche imprenditore fortunato e amico”.
Sulle europee la premier è chiara: “Per me, che al prossimo giugno avrò governato per un anno e mezzo, potrebbe essere importante verificare se ho ancora il consenso dei cittadini” afferma, ribadendo però di non aver ancora preso una decisione sulla sua candidatura tanto che in termini di percentuale non si sbilancia: “50%.
Devo capire se un’eventuale candidatura toglierebbe tempo al mio lavoro. Se vedo che si può fare senza che questo tolga tempo al mio lavoro, ci rifletto, altrimenti no”. “Un’altra valutazione che va fatta”, aggiunge però, è quella legata al fatto che una sua candidatura “potrebbe trasformare l’elezione anche in un test tra leader”.
In ballo c’è il duello a distanza con la segretaria dem Elly Schlein. Anche perché, riconosce, nonostante “Pd e M5S nella dinamica italiana sono due facce della stessa sinistra.
Il colpo al partito di Giuseppe Conte fa il paio con quello sferrato quando si torna a parlare di Superbonus che secondo la leader di FdI si è configurato come “la più grande truffa ai danni dello Stato italiano della storia”.
Restando in tema economico, Meloni sul piano interno difende la tassa sugli extraprofitti delle banche, mentre parlando del Patto di stabilità riconosce che quello siglato a Bruxelles “non è il mio compromesso ideale ma era il migliore possibile perché l’alternativa era tornare ai vecchi parametri, decisamente peggiori”.
Infine, la presidente del Consiglio è netta nell’affermare che in Italia “il tempo dell’amichettismo è finito. È finito il tempo in cui, per arrivare da qualche parte, dovevi avere la tessera di partito. Questo è il tempo del merito, per questo fanno il casino al Teatro di Roma” dove, conclude, è stato nominato un nuovo direttore (Luca De Fusco) “con un curriculum di ferro sul piano culturale e della competenza. Qual è lo scandalo? Che non ha la tessera del Pd”.
