È il Ministro Luca Ciriani a smontare l’urgenza del tema e, con riferimento al Veneto, storica roccaforte leghista tallonata dai meloniani e al voto nel 2025, precisa: “Senza peccare di modestia, noi vogliamo giocare tutte le partite.
Per Zaia, che è stato un ottimo governatore, sarebbe il quarto mandato.
Tace Matteo Salvini, concentrato sul ponte sullo Stretto e l’aggiornamento del progetto definitivo, ma anche sulla sfida per le Europee di giugno. E nel question time al Senato, punzecchiando Matteo Renzi che lo interroga, rassicura: “Questa maggioranza arriverà alla fine del suo mandato, nel 2027, coesa e compatta, al di là di quello che scrive qualche giornale”.
Archiviato apparentemente quello sulla protesta degli agricoltori, il match nella maggioranza si sposta al Senato. Qui l’arma brandita è un emendamento della Lega che chiede di portare da 2 a tre i mandati dei presidenti di Regione.
E nonostante la proposta abbia spiazzato e irritato il resto della maggioranza, anche perché presentata al decreto elezioni all’esame della Commissione Affari costituzionali, Ciriani non nasconde le riserve sullo strumento: “Io non ho pregiudizi ma non mi sembra il caso di decidere di questo tema usando un decreto”.
Il rischio è che, messo al voto, l’emendamento venga bocciato da FdI e FI.
Giorni preziosi per trovare un accordo, considerando anche che il 21 febbraio Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani saranno insieme a Cagliari per chiudere la campagna elettorale di Paolo Truzzu, candidato di coalizione faticosamente trovato in Sardegna. Quello che è certo è che la Lega sembra non aver nessuna intenzione di fare un passo indietro.
