Il Pd ospita a Roma l’evento che sancirà l’elezione dello spitzenkandidat Nicolas Schmit e lancerà la campagna elettorale per le elezioni europee.
Per la Schlein “Noi portiamo qui la famiglia del Pse; altri hanno portato in Italia euroscettici, nemici dell’interesse italiano, amici di Putin, nazionalisti di estrema destra”. Per la segretaria, insomma, il Pse è “l’unico argine all’avanzata delle destre”.
E mentre nella capitale si attendono i leader del socialismo europeo, tra cui i primi ministri Olaf Scholz, Pedro Sanchez e Antonio Costa, dallo stesso Pse arrivano parole al miele per la leader dem, che tuttavia non scioglie le riserve sulla sua candidatura.
Così, le europee s’intrecciano a doppio filo con la partita delle regionali in Italia, dove il centrosinistra stenta a risolvere il rebus delle alleanze in Basilicata e Piemonte.
Il vento sardo rischia di diventare una bufera lucana: qui il candidato civico Angelo Chiorazzo non sembra intenzionato a ritirare la sua candidatura, appoggiata dal Pd e osteggiata da una parte del M5S locale.
Roma, il capogruppo pentastellato in Senato Stefano Patuanelli: “Non è la persona giusta”, ennesimo alt, che rischia di far arenare una trattativa tutta in salita.
Fonti parlamentari, raccontano che gli sherpa di Schlein e del presidente M5S Giuseppe Conte non intendono arrendersi.
L’esito, insomma, è ancora incerto e il centrosinistra appare ancora fortemente indeciso. Il leader di Azione Carlo Calenda, dopo aver aperto al M5S, chiarisce: “Non ho mai detto che faremo parte di nessun campo largo, ma che non continueremo a sostenere candidati terzi”.
Conte? “Un populista che detta le condizioni al Pd”, aggiunge. Il leader M5S replica con ironia: Calenda “bisogna prenderlo nel giorno giusto e nell’orario giusto”. A escludere Matteo Renzi è invece Patuanelli che quando deve indicare il leader di un eventuale campo largo al livello nazionale non ha dubbi: Conte. Il M5s, insomma, se si parla di alternativa al Governo Meloni, continua a insistere su un rapporto alla pari con il Pd, respinge l’ipotesi di un federatore del centrosinistra e rimarca le differenze sulla politica estera e rilancia: non esiste alternativa senza protagonismo del M5S.
