«Così inventai il touchscreen, ma dissi no all’offerta di Steve Jobs»

Federico Faggin, 83 anni, ha una vita da film e una testa da invidiare. Nato a Vicenza, è un fisico, inventore, imprenditore che vive negli Stati Uniti dal 1968, è stato candidato al premio Nobel in Fisica per la sua grande invenzione, i microchip, miniaturizzati con il silicone. Con i microprocessori ha inaugurato l’era del digitale e ribattezzato la Silicon Valley – che, come dice Bill Gates, senza Faggin sarebbe rimasta solo una “Valley”. Pieno di aneddoti sul suo lavoro, si racconta in un’intervista al Corriere della Sera.

Faggin, da buon visionario, è la mente dietro moltissime altre innovazioni. Una fra tutte iltouch screen, che all’inizio rifiutarono tutti – tranne Steve Jobs, il fondatore di Apple, che è il protagonista di un grande aneddoto raccontato dal fisico.

Infatti, quando inventò il touch screen, non esisteva nulla a cui applicarlo. L’arrivo degli smartphone sembrava il punto di partenza per una svolta, ma i primi tempi non riscosse successo. «Lo presentai ai produttori, ma per cinque o sei anni nessuno lo volle. Quindi, incontrai Steve Jobs, che capì. Lui era più immaginativo».

Ma ci fu un problema: «Chiese l’esclusiva, non gliela diedi». Un rifiuto che fu un’ottima mossa, perché, racconta: «Lui sviluppò il touch screen da solo e, quando uscì, fui contentissimo, perché aveva aperto il mercatoe noi potevamo vendere il nostro a tutti gli altri».

Il fisico lascia poi una riflessione: «Se non capiamo che siamo di più dell’intelligenza artificiale, ne saremo fagocitati». Faggin spiega che non è uno strumento del tutto negativo, se lo si sa usare: «Usata con intelligenza è utile. Se non sei competente e ti affidi all’intelligenza artificiale, accetti cavolate, perché fa parecchi errori e bisogna saperli cogliere». Bisogna, sottolinea, stare attenti ai rischi. «Chi è più ricco di intelligenza, con l’IA diventa più intelligente; il povero di intelligenza, più povero». Un fatto gravissimo, perché, spiega: «Ci sono più poveri che ricchi e quindi anche la democrazia è in pericolo. Infatti, i potenti vogliono controllare l’intelligenza artificiale per vendere di più e per manipolare le persone. La manipolazione è sottile, sempre più insidiosa».

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