di Andrea Franchi
La crisi venezuelana ha raggiunto una nuova, drammatica soglia. Durante un collegamento in diretta con il comandante della flotta navale bolivariana, Nicolás Maduro ha autorizzato quella che, nelle parole ufficiali, sarebbe stata una “esercitazione militare congiunta”. In realtà, il linguaggio utilizzato dal presidente venezuelano lascia poco spazio all’interpretazione:
“Autorizado el despliegue inmediato al combate para responderla amenaza inaceptable contra nuestra patria.”
Tradotto in termini pratici, Maduro ha ordinato alle sue forze armate di prepararsi a rispondere militarmente alle unità navali statunitensi dispiegate nei Caraibi. Non si tratta più di retorica: è, nei fatti, una dichiarazione di guerra informale agli Stati Uniti.
Isolamento crescente
La mossa di Maduro si inserisce in un contesto di crescente isolamento internazionale. La Cina, interpellata sulla presenza di navi americane al largo del Venezuela, ha rilasciato dichiarazioni vaghe, invitando genericamente alla pace ma senza fornire alcun sostegno concreto a Caracas. La Russia tace. I Paesi latinoamericani democratici prendono le distanze, mentre Cuba e Nicaragua osservano con inquietudine, consapevoli che la caduta del regime chavista avrebbe effetti diretti anche sui loro equilibri interni.
Il “cartello de los Soles”
A pesare come un macigno sulla leadership di Maduro è la definizione ufficiale, ormai consolidata a Washington: non più un presidente, ma il capo del “Cartel de los Soles”, un’organizzazione accusata di narcotraffico internazionale e legami con il terrorismo. Gli Stati Uniti hanno fissato una taglia senza precedenti – 50 milioni di dollari – per chi fornirà informazioni utili alla sua cattura. Un segnale che colloca Maduropiù vicino alla sorte di un criminale internazionale che a quella di un capo di Stato.
Le contraddizioni interne al regime
Il contrasto interno alla cupola chavista è emerso con evidenza: mentre Diosdado Cabello liquida l’attuale crisi come “puro fumo venduto dall’opposizione”, Maduro parla apertamente di “minaccia reale” e autorizza l’uso della forza. Due linee divergenti che mostrano crepe pericolose all’interno del potere bolivariano.
Il fantasma di Panama 1989
Il parallelo storico con Panama è inevitabile. Allora, Manuel Antonio Noriega, accusato di narcotraffico, rifiutò ogni mediazione, arrivando a dichiarare guerra agli Stati Uniti. Pochi giorni dopo, le truppe americane lanciarono l’operazione Just Cause: Noriega fu deposto e portato in prigione negli USA.
Le somiglianze con il caso venezuelano sono impressionanti:
La differenza sta nelle dimensioni: Panama era un piccolo Stato, mentre il Venezuela è una potenza petrolifera, con un esercito più consistente e un territorio vasto. Un intervento oggi avrebbe conseguenze molto più ampie e destabilizzanti.
Conclusione
Con il suo ordine al “despliegue inmediato al combate”, NicolásMaduro ha superato la linea rossa. Non si tratta più di accuse, sanzioni o manovre diplomatiche: sul campo, il Venezuela ha dichiarato guerra agli Stati Uniti.
Come accadde nel 1989 a Panama, la storia insegna che quando un dittatore isola il proprio Paese, sfida la comunità internazionale e si autodefinisce in stato di guerra contro Washington, il suo destino politico è già segnato.
