Di Andrea Franchi
Non è morto a causa di un fucile. Ma a causa dell’ipocrisia che la sinistra usa diffondendo veleno.
La morte di Charlie Kirk non ha solo privato l’America di una delle voci più coraggiose e autentiche della sua generazione, ma ha anche scoperchiato la fogna morale di chi, invece di chinare il capo davanti a una vita spezzata, ha trovato il tempo di gioire e di deridere.
C’è chi come Alan Friedman – e l’ironia del cognome tradotto in italiano (“Uomo fritto”) non sfugge – si permette di paragonare con leggerezza il destino di Kirk a quello di Martin Luther King, quasi a dire: “è normale, capita a chi si espone”. Un paragone che tradisce l’arroganza di chi pensa di poter liquidare tutto con un cinismo da salotto televisivo.
C’è chi come Roberto Saviano arriva a dire che Kirk “se l’è cercata”, perché diffondeva odio. Ma quale odio? Kirk non ha mai predicato odio, ma confronto. Dialogava, anche con chi non la pensava come lui. Incoraggiava i giovani a sviluppare un pensiero critico, a non accontentarsi della pappa pronta del pensiero unico. Non ha mai negato il dibattito, non ha mai censurato l’avversario: lo affrontava, a viso aperto.
Chi oggi, con la sua morte, osa ridurlo a una caricatura, dimostra soltanto la propria miseria intellettuale. Paragonarlo a Martin Luther King non è un’offesa: è un riconoscimento. Perché entrambi, pur da prospettive diverse, avevano un progetto chiaro: migliorare la società, scuotere le coscienze, aprire spazi di libertà.
Saviano, Friedman e tutti gli altri professionisti della morale a orologeria, invece, cosa lasceranno? Qual è la loro eredità? Nessuna. Solo libri e interviste costruite per compiacere il sistema, frasi ad effetto, una retorica senza sostanza. Non rappresentano più nulla: né carne né pesce, né idea né progetto, solo l’eco della loro vanità.
Oggi perfino chi criticava Kirk lo piange, perché intuisce che con la sua morte non se ne va un “odiatore”, ma un uomo libero. E gli uomini liberi, anche dopo morti, continuano a far paura. Kirk resterà nella memoria collettiva come uno che non ha chinato la testa, come una voce che ha insegnato a non avere paura del pensiero.
Charlie, la tua voce non si spegne.
Diventa eco che guida i liberi, e monito che perseguiterà per sempre i veri seminatori d’odio: i tuoi detrattori di sinistra.
