Stop alle leggerezze degli escursionisti imprudenti in alta quota: chi provoca il soccorso paga

Una novità importante si profila all’orizzonte per chi ama la montagna ma sottovaluta i rischi: nella nuova legge di bilancio potrebbe entrare in vigore una norma che sanziona gli escursionisti imprudenti e li obbliga a rimborsare i costi del soccorso in caso di comportamenti negligenti.

Un provvedimento che mira a responsabilizzare chi si avventura in alta quota senza la dovuta preparazione o con equipaggiamento inadeguato, riducendo così i numerosi interventi di emergenza causati da leggerezza o scarsa prudenza.

Ogni anno, le cronache raccontano di escursionisti dispersi o feriti dopo aver affrontato sentieri impervi, vette innevate o percorsi rocciosi con scarpe da ginnastica o abbigliamento non idoneo. Questi interventi, spesso complessi e costosi, mettono a rischio non solo chi si avventura senza preparazione, ma anche i soccorritori stessi.

Per questo, nella bozza della manovra economica, è comparsa una norma che introduce una sanzione amministrativa per chi provoca un’operazione di soccorso a causa di comportamento gravemente imprudente.

In sostanza, chi si mette nei guai “per colpa propria” potrebbe dover rimborsare allo Stato parte o la totalità delle spese sostenute per il recupero: carburante, mezzi di trasporto, attrezzature e ore di lavoro del personale.

Il testo preliminare chiarisce due casi principali in cui la sanzione potrà essere applicata:

  1. Colpa o dolo grave – Quando il comportamento dell’escursionista è chiaramente imprudente. Ad esempio: scalare pareti vietate o affrontare un sentiero ghiacciato senza l’attrezzatura adeguata, oppure ignorare gli avvisi di peggioramento meteo.
  2. Allarme ingiustificato – Se si chiede aiuto senza che ci sia una reale emergenza, come accade a chi si disorienta per poco tempo ma si trova in una zona sicura e facilmente raggiungibile, senza tentare di ritrovare la strada con mappa o GPS.

In entrambi i casi, il costo del soccorso ricadrà sul diretto interessato, con importi che saranno definiti da un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Il decreto ministeriale stabilirà il metodo di calcolo dei rimborsi, tenendo conto del numero di soccorritori impiegati, dei mezzi utilizzati e delle spese accessorie come carburante o attrezzature. Le tariffe saranno stabilite su base oraria e aggiornate periodicamente in base agli indici ISTAT.

In pratica, ogni intervento sarà quantificato in modo oggettivo, così da rendere chiaro e trasparente il costo dell’operazione a carico dell’escursionista negligente.

La norma non toccherà tutte le tipologie di salvataggio. Restano infatti escluse le operazioni di soccorso in mare o in volo, che continuano a essere regolate dal Codice della Navigazione (articoli 489 e 490).
In questi casi, infatti, vale il principio internazionale del soccorso obbligatorio, che impone di prestare assistenza a chi si trova in pericolo senza addebiti economici.

Nella versione attuale, la disposizione si applicherà ai soccorsi effettuati dalla Guardia di Finanza, corpo spesso impegnato nelle operazioni di recupero in alta montagna. Tuttavia, non è escluso che in futuro la misura possa essere estesa anche al Soccorso Alpino e ai Vigili del Fuoco, per uniformare la gestione delle emergenze su tutto il territorio nazionale.

Se la norma verrà confermata, dal 2026 chi chiederà aiuto in montagna dovrà essere in grado di dimostrare di non aver agito con leggerezza.
Chi invece si sarà messo in pericolo per imprudenza — o avrà richiesto un intervento senza reale necessità — dovrà rimborsare allo Stato le spese del salvataggio.

Il messaggio del legislatore è chiaro: il diritto al soccorso resta garantito, ma chi si comporta in modo irresponsabile dovrà assumersi le proprie responsabilità economiche. In altre parole, la collettività non pagherà più per le disattenzioni di pochi.

Noemi De Noia

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