Il conflitto politico sull’Artico ha raggiunto un culmine bizzarro e altamente simbolico, quando il parlamento della Groenlandia, l’Inatsisartut, ha introdotto una legislazione senza precedenti rivolta direttamente contro il Presidente degli Stati Uniti. In una dimostrazione unanime di sfida, i legislatori hanno proposto una legge che dichiara Donald Trump e “tutti i suoi discendenti per 100 generazioni” persone non gradite sull’isola.
Questa iniziativa legislativa rappresenta una risposta diretta e furiosa all’offerta trapelata di acquisizione da 700 miliardi di dollari e alle successive pressioni militari esercitate da Washington. Il premier groenlandese Múte B. Egede ha dichiarato che la proposta costituisce un “rifiuto eterno” della mercificazione della loro terra e del loro popolo. Sebbene la legge non sia giuridicamente applicabile in termini internazionali per quanto riguarda i “discendenti”, il provvedimento ha un enorme valore simbolico, chiudendo formalmente la porta a qualsiasi futura negoziazione.
Il divieto arriva mentre truppe europee provenienti da Francia, Germania e Norvegia giungono per rafforzare le difese del territorio, incoraggiando i politici locali ad assumere una posizione più dura. Estendendo il bando alla linea dinastica di Trump, la Groenlandia afferma culturalmente che il progetto “Golden Dome” non sarà mai il benvenuto, indipendentemente da chi sieda nello Studio Ovale.
