Fine del New START: cosa cambia dopo il “tappo” nucleare tra USA e Russia (e perché la Cina è il vero nodo)

(Di: Andrea Franchi)

Il 5 febbraio 2026 è scaduto il New START, l’ultimo trattato rimasto tra Stati Uniti e Russia capace di mettere limiti verificabili alle rispettive forze nucleari strategiche. La scadenza non è stata accompagnata da un rinnovo né da un accordo sostitutivo: è un passaggio politico e strategico che riporta le due principali potenze nucleari in una zona grigia fatta di minore trasparenza, maggiore competizione e più rischio di errore di calcolo. (AP News)

Cos’era il New START e perché contava

Firmato nel 2010 (entrato in vigore nel 2011) e poi esteso nel 2021 fino al 2026, il New START stabiliva tetti numerici e soprattutto un meccanismo di verifica. In termini semplici:

massimo 1.550 testate nucleari strategiche dispiegate per parte;
massimo 700 vettori strategici dispiegati (missili balistici intercontinentali, missili balistici lanciati da sottomarini, bombardieri pesanti);
più un tetto complessivo (dispiegati + non dispiegati) e scambio di dati / ispezioni per ridurre ambiguità e sospetti. (AP News)

Il valore del trattato non era “pacifista” in senso astratto: era gestionale. Imponeva regole minime tra due avversari strategici e, soprattutto, garantiva prevedibilità (sapere “quanto” e “dove” l’altro stia schierando) riducendo il rischio che una crisi degeneri per letture sbagliate.

Perché è scaduto davvero: il trattato era già indebolito

La scadenza del 2026 arriva dopo anni di erosione pratica:

le ispezioni in loco si sono fermate già nel 2020 (Covid), e poi non sono ripartite;
nel 2023 Mosca ha sospeso la partecipazione nel contesto della guerra in Ucraina, pur dichiarando di voler rispettare i limiti numerici in via unilaterale. (AP News)

Questo significa che, anche prima della scadenza formale, la “parte migliore” del trattato – la verifica – si era trasformata sempre più in un gioco di intelligence contro intelligence.

3) Le ragioni di Trump: “non basta più” (e la Cina cambia il tavolo)

La decisione politica attribuita all’amministrazione Trump è chiara: non accettare proroghe tecniche e puntare a un quadro “nuovo e modernizzato”, sostenendo che i limiti fissati nel 2010 non sarebbero adeguati all’ambiente strategico del 2026, soprattutto per l’ascesa di Pechino. (Reuters)

Dal punto di vista di chi ragiona in termini di interesse nazionale e deterrenza, la logica è questa:

se gli USA devono scoraggiare due competitori nucleari(Russia e Cina) in contemporanea, un vincolo bilaterale rigido con Mosca potrebbe essere percepito come una camicia di forza;
l’obiettivo dichiarato diventa quindi: negoziare da posizione di forza un accordo più ampio (o almeno più aderente alle nuove tecnologie e dottrine). (Reuters)

È una strategia che massimizza la flessibilità, ma ha un costo: nel breve periodo togli il guardrail prima di aver costruito la nuova barriera.

Implicazioni: più incertezza, più incentivi a riarmare, più rischi di crisi

La conseguenza immediata è che non esiste più un limite legalmente vincolante tra Washington e Mosca sugli arsenali strategici. Anche se, a parole, la Russia ha detto di voler restare entro i limiti finché lo faranno gli Stati Uniti, questa è una posizione condizionata, quindi reversibile. (AP News)

Le implicazioni principali:

a) Trasparenza in calo → rischio di miscalcolo in aumento
Senza ispezioni e scambio strutturato di dati, aumenta lo spazio per interpretazioni aggressive: ogni modernizzazione può essere letta come preparazione al primo colpo, innescando spirali di risposta.

b) Nuova corsa agli armamenti “a tre”
Molti analisti temono una dinamica triangolare: USA e Russia già enormi, Cina in espansione. Lo scenario non è solo “più testate”, ma anche nuove capacità (missili, piattaforme, posture di prontezza). (Reuters)

c) Europa: deterrenza estesa più centrale, ma politicamente più fragile
La fine del New START non cambia automaticamente il teatro europeo, però aumenta l’importanza della credibilità del deterrente e della comunicazione militare per evitare incidenti. In parallelo, il dibattito su nuclear sharing e opzioni europee può intensificarsi, almeno a livello politico.

Come si prova a riaprire le trattative (e perché la Cina è lo “zoccolo duro”)

Dopo la scadenza, USA e Russia hanno segnalato la volontà di riattivare canali militari ad alto livello: è un passo pragmatico perché riduce il rischio di escalation accidentale e può fare da “ponte” verso negoziati più strutturati. (Reuters)

Ma il nodo vero resta: come includere la Cina.

Perché Pechino resiste
La posizione cinese, ricorrente nel dibattito strategico, è: “non accettiamo vincoli finché non siamo in una condizione di maggiore parità” (o finché USA/Russia non scendono ai livelli cinesi). In più, Washington denuncia da anni il problema della minore trasparenza e dell’accelerazione quantitativa cinese. (Bulletin of the Atomic Scientists)

Quali formule sono realistiche (non perfette, ma praticabili)

1. Accordo “interim” USA–Russia (politico o tecnico) sulla trasparenza
Anche senza un trattato pieno, si può ripristinare almeno una parte di scambio dati / notifica lanci / hotline. È meno ambizioso, ma riduce rischi.
2. Approccio a cerchi concentrici: trilaterale per principi + bilaterali per dettagli
Un’intesa di cornice con la Cina su principi minimi (no sorpresa, comunicazioni di crisi, posture) e poi negoziati tecnici separati (USA-Cina; USA-Russia; Russia-Cina) dove serve.
3. Plurilaterale “allargato” (con Francia e Regno Unito)
Mosca insiste spesso su questa opzione quando si parla di multilateralismo nucleare: politicamente complessa, ma potrebbe diventare una leva negoziale (anche solo come incentivo a sedersi al tavolo). (AP News)

In sintesi: includere la Cina non è un dettaglio, è una riscrittura dell’architettura del controllo degli armamenti. Per Washington è indispensabile; per Pechino è un vincolo da rimandare; per Mosca è un dossier da usare per non restare “solo” nel confronto con gli USA.

In ultima analisi: più realismo, meno automatismi

Il New START non era un gesto simbolico: era un meccanismo di stabilizzazione tra rivali. La scelta americana di non rinnovare e puntare a un accordo “nuovo” può essere letta come tentativo di adattarsi a un mondo diverso (Cina, tecnologie, multipolarità), ma nel frattempo apre una fase in cui la gestione del rischio dipende molto più dalla politica, dalla disciplina strategica e dalla capacità di tenere aperti canali militari.

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