Matteo Renzi in questi giorni ha partecipato a una conferenza organizzata dal FII Institute, un think tank controllato direttamente dal regime saudita- Renzi si è seduto di fronte al principe ereditario Mohammed bin Salman, e presentandosi sorridente e con toni amichevoli, ha detto: “È un grande piacere e un grande onore essere qui con il grande principe, credo che l’Arabia Saudita possa essere il luogo per un nuovo Rinascimento“.
Secondo Amnesty International “le autorità hanno intensificato la repressione dei diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione; hanno vessato, detenuto arbitrariamente e perseguito penalmente decine di persone critiche nei confronti del governo, difensori dei diritti umani, compresi attivisti per i diritti delle donne, membri della minoranza sciita e familiari di attivisti”. Un Paese, insomma, dove il diritto di espressione democratica è costantemente represso, dove la libertà di espressione o di stampa è negata, dove i dissidenti non sono ammessi. Una realtà lontana da quella che verrebbe alla mente pensando a un “nuovo Rinascimento”.
Renzi di tutto questo però non ha parlato con il principe ereditario. Anzi, gli ha detto: “Credo che con la tua leadership l’Arabia Saudita possa giocare un ruolo fondamentale”. Ignorando forse quella vena autoritaria per cui è conosciuto Mohammed bin Salman. E il fatto che secondo i servizi di intelligence internazionali ci sarebbe anche lui dietro l’omicidio Jamal Khashoggi, il giornalista che ha duramente criticato il regime saudita ed è stato ucciso e fatto a pezzi nel consolato del suo Paese a Istanbul.
