Il Parlamento ha approvato in via definitiva la nuova disciplina che regola lo svolgimento dei percorsi di educazione affettiva e sessuale nelle scuole italiane. Il provvedimento, già licenziato dalla Camera e ora approvato anche dal Senato, introduce l’obbligo del consenso informato dei genitori per determinate attività nelle scuole secondarie e stabilisce limiti più stringenti per gli istituti dell’infanzia e per la scuola primaria.
La riforma interviene su un tema che negli ultimi mesi ha alimentato un intenso dibattito politico e culturale, ridefinendo il rapporto tra autonomia scolastica e ruolo delle famiglie nelle scelte educative.
Consenso scritto per medie e superiori
La principale novità riguarda gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado.
Ogni iniziativa dedicata ai temi della sessualità, dell’affettività o, più in generale, agli argomenti indicati dalla nuova legge dovrà essere preceduta da una dettagliata informazione rivolta alle famiglie oppure, nel caso di studenti maggiorenni, direttamente agli interessati.
Prima dell’avvio delle attività, gli istituti scolastici saranno tenuti a comunicare gli obiettivi formativi, le modalità di svolgimento, gli eventuali materiali didattici utilizzati e l’eventuale partecipazione di associazioni, esperti o altri soggetti esterni. Questa documentazione dovrà essere resa disponibile con anticipo rispetto all’inizio del progetto.
Solo dopo aver ricevuto tali informazioni, i genitori potranno autorizzare oppure negare la partecipazione del figlio attraverso un consenso espresso in forma scritta.
Per gli studenti che non prenderanno parte alle attività, la scuola dovrà comunque predisporre un percorso didattico alternativo, inserito nel Piano triennale dell’offerta formativa (PTOF).
Regole diverse per infanzia e scuola primaria
La legge introduce una disciplina differente per i bambini più piccoli.
Nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole primarie non potranno essere organizzati specifici progetti o laboratori dedicati all’educazione sessuale e affettiva.
Rimangono invece consentiti gli insegnamenti già previsti dai programmi scolastici nazionali, come quelli relativi all’anatomia del corpo umano, alla riproduzione nell’ambito delle scienze e agli argomenti inseriti nei percorsi di educazione civica, tra cui il rispetto della persona, la lotta alle discriminazioni, l’empatia e la convivenza civile.
Queste attività continueranno quindi a far parte dell’ordinaria programmazione didattica e non saranno soggette alla procedura del consenso preventivo prevista per i progetti specifici.
Maggiori controlli sui progetti scolastici
La nuova normativa attribuisce inoltre un ruolo centrale agli organi collegiali degli istituti scolastici.
Prima di essere proposti agli studenti, i percorsi formativi dovranno essere approvati dal collegio dei docenti e dal consiglio d’istituto, che saranno chiamati a verificare la coerenza dei contenuti con le finalità educative della scuola.
Qualora siano coinvolti soggetti esterni, gli istituti dovranno valutarne competenze, qualifiche professionali, esperienza e adeguatezza rispetto all’età degli studenti destinatari delle attività.
Un nuovo equilibrio tra scuola e famiglie
Secondo i sostenitori della riforma, la legge rafforza il diritto dei genitori a partecipare alle scelte educative riguardanti i propri figli, garantendo maggiore trasparenza sui contenuti proposti dagli istituti scolastici.
Per le opposizioni, invece, il nuovo sistema rischia di limitare l’autonomia delle scuole e di rendere più complessa l’organizzazione dei percorsi di educazione affettiva.
Con l’entrata in vigore della legge cambia quindi il quadro normativo: nelle scuole medie e superiori le attività dedicate all’educazione sessuale e affettiva potranno essere svolte solo dopo l’espresso consenso delle famiglie (o degli studenti maggiorenni), mentre per la scuola dell’infanzia e la primaria resta il divieto di organizzare specifici progetti dedicati a queste materie, fatti salvi gli insegnamenti già previsti dai programmi ministeriali.
Noemi De Noia
