M5S, fuga di massa: 65 parlamentari su 333 hanno fatto le valigie

Su 333 tra deputati e senatori del M5s, 65 sono passati ad altre insegne, per uscite spontanee o espulsioni, in un continuo rimando di benserviti, adii, delusi e accuse di tradimento. Le motivazioni sono state le più svariate tanto per i singoli parlamentari migrati ad altri liti, quanto per lo stesso Movimento. E spesso sono state dettate dal tentativo di salvare la faccia di fronte a scelte difficilmente difendibili, ultima delle quali l’appoggio a Draghi. Tra i cacciati, per esempio, si ricorda il caso del velista Andrea Mura che, come ricorda il Corriere della Sera, alla Camera preferiva il mare e arrivò a sostenere che «l’attività parlamentare non si svolge in Parlamento, ma in barca». Cacciati anche Saverio De Bonis e Gregorio De Falco, il cui volto era servito a sbandierare l’idea di una integrità morale del Movimento.

Espulso per non aver restituito le quote di indennità l’ormai mitico Lello Ciampolillo, diventato poi esempio del fatto che “voto non olet” in occasione dell’ultima fiducia a Conte. Fuori per un’altra questione di soldi Marco Rizzone, protagonista dell’assai poco edificante vicenda del bonus da 600 euro per le partite Iva riscosso mentre gli autonomi, quelli veri, erano in ginocchio per il lockdown. Cacciata per questione di merito anche Paola Nugnes, dissidente della prima ora per alcune scelte del M5S ai tempi del governo con la Lega. Stesse motivazioni, ma di segno opposto per l’espulsione di Gianluigi Paragone, che invece non digerì l’accordo con il Pd.

Fra quelli che se ne sono andati spontaneamente si ricordano poi Matteo Dell’Osso, in polemica con l’atteggiamento dei grillini nei confronti dei disabili; Ugo Grassi; il pezzo da novanta Emilio Carelli, che ha annunciato il suo addio negli attimi tra il fallimento del giro di consultazioni di Roberto Fico e la chiamata di Mario Draghi al Colle. Prima scossa di quel terremoto che in queste ore ha portato all’espulsione o, a seconda dei punti di vista, alla fuoriuscita di una trentina di parlamentari tra senatori e deputati.

Fra questi anche Mattia Crucioli, in queste ore molto presente per spiegare le ragioni del no a Draghi. Intervistato dal Corriere della Sera, il senatore ha spiegato che «il passaggio sul governo Draghi è il punto di caduta di una parabola che ha trasformato il Movimento in un partito tradizionale». Per Crucioli si è realizzata così la «profezia di Luigi Di Maio», vale a dire che «il Movimento diventerà il centro del centrosinistra». Insomma, gli ha chiesto Giuseppe Alberto Falci, che firma l’intervista, «una sorta di Udeur 2.0?». «Non lo dico in maniera sprezzante. Ma è così», ha risposto Crucioli, che è già stato espulso dal gruppo al Senato, ma ancora non ha ricevuto la notifica dell’espulsione dal Movimento. Comunque, ha chiarito, «io me ne sarei andato lo stesso. Oggi il Movimento ha un’altra missione e vuole intercettare quell’elettorato moderato che desidera essere rassicurato».

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