“Io ho sempre chiesto il dialogo, un confronto. Ma si preferisce epurare…”. Simona Suriano è tra gli oltre venti deputati M5s espulsi per non aver votato la fiducia al governo Draghi. Nel caso specifico lei, insieme ai colleghi Cristian Romaniello e Yana Ehm, non ha partecipato al voto, decisione che le è costata una lettera ricevuta oggi in cui le è stato comunicato di essere stata cacciata. Non ha dubbi sul fatto che la linea pentastellata ormai sia questa.
Il nuovo corso è già stato inaugurato e prevede un partito molto più snello. Molto più nelle corde di Giuseppe Conte che ama definirlo “rifondato” e quando l’ex premier chiede garanzie prima di sciogliere la riserva si riferisce proprio a questo. Sono giornate in cui vengono esaminate le carte, anche i contenziosi legali che sono almeno quindici. Conte lavora a stretto contatto con Luigi Di Maio, che per primo ha lanciato l’idea di promuovere l’ex presidente del Consiglio come capo M5s. Di questo asse fa parte ovviamente anche Beppe Grillo, che domenica scorsa ha riunito tutti i big all’hotel Forum di Roma per parlare di futuro e di programma da oggi al 2050.
Ora si vuol voltare pagina. Poche beghe interne, le questioni esaminate dai probiviri devono essere ridotto al minimo, niente dissenso interno per non occupare il tempo “a litigare al posto di programmare”. In sostanza, chi non è d’accordo è meglio se si accomoda alla porta. Cosa che nei fatti è successa con le espulsioni di massa. E poi c’è il ruolo di Davide Casaleggio, finito al centro del dibattito durante l’assemblea dei gruppi parlamentari. Lo stesso reggente Vito Crimi nel suo intervento ha sottolineato la necessità di decidere cosa fare con l’Associazione Rousseau e ha parlato di “ingerenze” da parte dell’associazione di Casaleggio “che in alcune circostante ci hanno messo in imbarazzo”.
Inoltre l’idea di Beppe Grillo di concedere “la grazia” a chi non ha votato la fiducia al governo Draghi appare ormai essere quasi tramontata. “Il problema non si pone per un semplice fatto: noi siamo un’opposizione al governo Draghi e finché il M5S si porrà come forza di maggioranza rispetto a Draghi, viene da sé che non potrebbe accettare una forza di opposizione all’interno di una forza di maggioranza. Sarebbe una contraddizione in termini”, sostiene il deputato ex M5S Andrea Colletti, passato alla componente ’L’alternativa c’è’. E poi ancora: “Un’amnistia presuppone che vi sia una colpa e che l’amnistiato riconosca una sorta di colpa. Il problema sono state le decisioni prese dal gruppo dirigente, che in 24 ore è passato dal no a Draghi al sì a Draghi senza fiatare”.
Difficile quindi un riavvicinamento se le condizioni restano queste. Lo esclude anche Alessandro Di Battista: “Rispetto totale per Conte ma io ho lasciato M5s non per l’assenza (in quel momento) di Conte ma per la presenza al governo con Draghi, Pd, Berlusconi, Salvini, Bonino, Brunetta, Gelmini ecc. Conte sapete bene che l’ho sostenuto eccome (il mio no totale e mai cambiato al governo Draghi era il miglior modo a mio avviso di sostenere Conte) ma per me contano le linee politiche”. Quindi: “Io, e lo dico con la massima serenità, non ho nulla a che vedere con un movimento che fa parte del governo dell’assembramento pericoloso”.
Intanto si moltiplicano le espulsioni e ricorsi, questi ultimi presentati più per spaccare il Movimento dall’interno che per voglia di rientrare. Le ultime sono state espulsioni immediate, senza ratifica degli iscritti, decise dal capo politico del Movimento per “motivazioni di carattere squisitamente politico”, si legge così nella missiva. E un altro in procinto di andare via è Giorgio Trizzino, deputato grillino, palermitano, contiano di ferro, che adesso rivede le sue posizioni: “Mi chiedo e mi rivolgo agli elettori dei quali non voglio tradire la fiducia. E’ ancora possibile ed utile restare nel Movimento a queste condizioni? O è necessario combattere dall’interno per un radicale cambiamento che premi lealtà, competenza, dibattito ed espella da sé capi e capetti sensibili solo alla conservazione delle poltrone?”.
È la domanda che si stanno ponendo in tanti, anche chi ha presentato ricorso per essere riammesso, ignaro del fatto che l’ex premier Conte sta già guardando oltre, a un progetto tutto nuovo. Forse anche con un nuovo simbolo e un nuovo statuto. Certamente M5s sarà un partito che resterà nel governo e la condizione di votare per i provvedimenti targati Mario Draghi sarà imprescindibile.
