Esultano i pentastellati: i navigator salvi anche questa volta

Lo stipendio dei tremila navigator italiani è salvo, almeno fino a fine anno. Erano tutti in scadenza di contratto il 30 aprile ma una norma del prossimo Decreto Sostegni proroga tutti fino al 31 dicembre. Ad annunciarlo trionfalmente è Rossella Accoto, sottosegretario al Lavoro in quota 5 stelle, prontamente lodata e incensata dall’intero gruppo parlamentare M5s che si è prodotto in una rutilante batteria di dichiarazioni di giubilo. La reazione pentastellata è tuttavia ampiamente prevedibile, visto che il ruolo dei tremila procacciatori di lavoro per chi recepisce il Reddito di cittadinanza è sempre stato rivendicato dall’ex capo politico Di Maio come una delle maggiori conquiste del defunto governo gialloverde. Molto meno comprensibile la scelta dell’attuale governo – purtroppo avallata anche dallo stesso Draghi – di perseverare nella via della battaglia contro la povertà e contro la disoccupazione facendo affidamento su questo mini-esercito di navigator.

I risultati infatti parlano nettamente a loro sfavore. Prendendo gli ultimi dati disponibili dell’Anpal il quadro è desolante: a ottobre dello scorso anno su 1.369.779 percettori di reddito di cittadinanza tenuti a firmare il patto per il lavoro, solo 192.851 avevano un impiego in corso, di cui la maggior parte a tempo determinato. Se passiamo dai valori assoluti alle percentuali, la sproporzione si vede meglio: solo il 14% era in quel momento al lavoro. Davvero pochino per valutare soddisfacente uno strumento che nella mente del suo ideatore – Mimmo Parisi, presidente Anpal – avrebbe dovuto rivoluzionare le politiche attive del lavoro, da sempre croce senza delizia del sistema di welfare italiano.

La critica – qui tocca precisarlo – non va tanto ai singoli dipendenti ma a uno strumento che ha dimostrato di non funzionare, per motivi sia congiunturali che strutturali. Effettivamente la congiuntura non è stata delle più felici: quando il loro lavoro è entrato nel vivo, è scoppiata la pandemia. Neanche il più intrepido e performante procacciatore di lavoro avrebbe potuto fare miracoli in una economia piegata da lockdown e successive ondate di contagi. Ci sono stati però anche diversi problemi strutturali che ne hanno frenato l’efficacia. Come spiegato bene da Milena Gabanelli, il rapporto fra navigator e Regioni non è mai decollato, così come non è mai nata una banca dati nazionale, strumento fondamentale per il loro lavoro di incrocio fra domanda e offerta. La macchina quindi è andata subito in panne.

Insomma, un po’ il destino cinico e baro, un po’ l’ineffabile burocrazia, un po’ l’imperizia di chi il sistema l’ha creato (leggi Mimmo Parisi), sta di fatto che i navigator sono stato un flop indiscutibile. E che però, come tutti i flop che hanno un santo in parlamento, sono riusciti a strappare una ulteriore proroga ai danni delle casse statali – ergo le tasche di noi contribuenti. Viva il debito pubblico, viva la meritocrazia.

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