«Questo addio mi provoca forte amarezza. Sono il parlamentare numero cento a lasciare il Movimento Cinque stelle: avevo riposto grandi aspettative in questo impegno politico, ma è stato tutti vanificato». Giorgio Trizzino, 64 anni, medico chirurgo eletto a Palermo, al telefono con il Corriere commenta così la sua decisione di abbandonare i grillini per passare al gruppo Misto. Tra deputati e senatori cacciati (più o meno in malo modo) dal Movimento, perché morosi o infedeli alla linea e quelli che hanno deciso di cambiare casacca volontariamente, il ruolino di marcia è arrivato alla fatidica soglia.
Il deputato siciliano riavvolge il nastro: «Speravo che le competenze, civiche e scientifiche, di tanti colleghi avessero potuto arricchire il Movimento, ma poi ci hanno tenuto tutti lontano dalla stanza dei bottoni». Trizzino non fa differenze: «Chi ha più colpe tra Grillo, Di Maio e Casaleggio? La responsabilità di questo fallimento è di tutti e tre in egual misura — attacca —. Per spiegare il motivo di tale disastro c’è un esempio su tutti: nella prima legislatura sono tutti corsi a occupare posti di rilievo a livello del governo, lasciando i gruppi parlamentari in balia delle onde. Ecco: quello è il germe del crollo che oggi abbiamo sotto gli occhi».
La linea di Trizzino è ora decisamente filogovernativa: «Se spero con Giuseppe Conte torni a Palazzo Chigi? Ora c’è Mario Draghi e confido che ci aiuti a tornare al più presto verso la normalità dopo questa pandemia devastante».
È stato proprio il voto a favore dell’esecutivo guidato dall’ex capo della Bce a dare l’ultimo durissimo colpo alle truppe (già fiaccate) del Movimento. L’addio di Alessandro Di Battista, leader dell’ala dura degli inizi, ha spalancato la porta a molti altri big: solo al Senato sono stati 15 gli espulsi per non aver votato a favore di Draghi.
