“PD maschilista”: la denuncia della sconfitta Madia

“Io non ho fatto patti, non appartengo ad alcuna area, sono stata coerente. In questa battaglia di metodo sono state messe a fuoco delle questioni che non riguardano solo le donne, ma la contendibilità nel Pd. Questo non significa che la cooptazione sia un male, quando si scelgono persone autorevoli. Ma se si decide una competizione servono regole, serve un arbitro e serve un confronto che stavolta non c’è stato”. Commenta così, Marianna Madia, l’esito dello scrutinio che ha visto l’elezione di Debora Serracchiani, e segnato la propria sconfitta, a capogruppo del Pd alla Camera. “Io e Debora – dice in un’intervista a Repubblica – abbiamo aperto un varco e adesso non dobbiamo mollare. Lei è una donna leale e determinata”.

La Madia parla poi dei commenti riguardo la propria presa di posizione quando ha capito che la sua rivale era in vantaggio, definendoli “il classico atteggiamento paternalistico, spesso tipicamente maschile, di chi pensa che se due donne discutono sono isteriche, se lo fanno due uomini sono in ballo i principi. Una roba da anni 50. Il dibattito che si è aperto tra me e Serracchiani è fra due dirigenti di partito, il genere è secondario: non possiamo pensare che sia solo il segretario a cambiare il Pd. Il partito lo cambiamo tutti insieme facendo delle battaglie dialettiche in grado di aprire una breccia rispetto a dinamiche sclerotizzate che, lo dicono i sondaggi, stanno allontanando le persone da noi. Credo non sia casuale che nella storia le battaglie delle donne non siano state combattute solo per le donne, ma per l’avanzamento della società”.

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