Fino a 19 marzo il consenso del premier era al 60,6%: in sette giorni è sceso al 57,8, un crollo di 2,8 punti. Dal 26 marzo al primo aprile il presidente del Consiglio ha perso un altro 1,7, il che lo ha portato al 56,1%, 4,5 punti in meno in 13 giorni e 4,9 rispetto al 13 febbraio, quando si è insediato l’esecutivo. Draghi rimane comunque in testa alla classifica di gradimento dei leader, e ci mancherebbe, lo era saldamente perfino Giuseppe Conte, figuriamoci l’uomo del «whatever it takes». Al secondo posto troviamo la leader di Fdi Giorgia Meloni, al 40,1%. Seguono Conte (35,8%), Matteo Salvini (33%), Enrico Letta (28,4%) e Silvio Berlusconi (27,4%). Tutti speravamo che con l’ex capo della Bce al timone Speranza venisse relegato al ruolo di spugnetta per francobolli. E invece il ministro che in autunno ha ritirato dalle librerie la fatica letteraria con cui ci voleva convincere di aver ammazzato il virus e restituito la vita a 60 milioni di persone parla ancora e le sue idee producono ancora disastri, per la popolazione, evidente, ma anche per il premier. Ieri, giusto per non smentirsi, Speranza ha detto che al momento non è dato sapere quando le attività commerciali chiuse per quasi un anno consecutivo potranno rialzare la saracinesca: un capolavoro.
