“Solo un tecnocrate, non è il salvatore della patria”. Draghi annientato dall’Economist

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi, atteso da tutti come il “premier della svolta”, sta dimostrando la sua perfetta continuità con Conte. L’Economist lo affossa: “Non è il salvatore della patria. E neanche dell’Europa”. 

Il tono dell’analisi, tipicamente anglosassone, ripercorre i diversi salvatori della patria degli ultimi anni italiani. Da Silvio Berlusconi a Matteo Renzi, finendo appunto con SuperMario. Succedere a loro e a “un avvocato sconosciuto” come Giuseppe Conte può far sembrare “facile” essere statisti. In questo caso, però Draghi secondo l’Economist avrebbe ispirato aspettative troppo alte anche per il resto dell’Europa.

 

Nella rubrica firmata Carlo Magno, dedicata agli affari europei, il settimanale britannico si sofferma infatti sul curioso fenomeno della “sindrome del salvatore” che con l’arrivo di Draghi alla presidenza del Consiglio, dall’Italia sembra aver anche contagiato l’Unione Europea, evidenziando i rischi che ne possono derivare per entrambi.

Ricorda che nelle “grandi aspettative” nei confronti di Mario Draghi qualcuno lo abbia paragonato addirittura a Cristo (il governatore Pd Vincenzi De Luca). Sostiene pure che sono aspettative “comprensibili”, ma dovrebbero essere “temperate”, scrive il settimanale.

“L’approccio muscolare” del governo italiano nel bloccare le esportazioni di vaccini da parte di AstraZeneca, messo in mostra anche quando “Super Mario” ha definito il presidente turco Recep Tayyip Erdogan “un dittatore”, in risposta allo sgarbo subito dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen nel “Sofagate”. Il tutto anche grazie a una voce più forte che l’Italia sembra aver finalmente ritrovato a livello europeo. “Ma questo non dovrebbe richiedere un miracolo”, scrive Carlo Magno.

Osserva pure che è vero che “l’Italia ha una voce più forte sulla scena europea grazie a Draghi. Ma questo non dovrebbe richiedere un miracolo. L’Italia è uno dei membri fondatori, il terzo paese più popoloso e la sua terza economia più grande. Prima di Draghi, non era sempre trattata come tale”.  E poi ancora: “Non ci sarà sempre e gestire una banca centrale è diverso da gestire un paese… alla Bce, uno può tirare una leva e il denaro esce. Nel governo italiano, si può tirare una leva e scoprire che non è collegata a niente”. Ma soprattutto, osserva l’Economist su Draghi: “il fatto che i colleghi leader dell’Ue possano accettare veramente solo un tecnocrate come primo ministro italiano è un brutto precedente”.

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