Coprifuoco, Draghi vuole tener chiuso il più possibile: “riapriremo gradualmente”

Dal Palacio de Cristal di Porto, il premier Mario Draghi ribadisce a chiare lettere che bisogna avere “prudenza”. Del resto, il coprifuoco è una mina piazzata sotto il governo. Sta a lui disinnescarla il prima possibile. A parole, il premier si dice più che favorevole alle riaperture per consentire agli italiani di «tornare fuori a lavorare, a divertirsi, a stare insieme». Ma, avverte, «bisogna farlo in sicurezza, calcolando bene il rischio che si corre».  Tanto più che «i dati sono abbastanza incoraggianti». Se l’uscita dal picco pandemico dovesse proseguire, assicura, «la cabina di regia procederà con altre riaperture». La parola d’ordine è “gradualità“: «anche per capire – spiega – quali riaperture avranno più effetto sui contagi e quali meno».

E qui Draghi cita il turismo, la cui ripartenza – sottolinea – impone di «guardare con molta attenzione» agli aeroporti. «Sono luoghi – rimarca il premier – dove i contagi possono succedere. Occorre perciò rinforzare i controlli. Questo non vuol dire chiudere. Vuol dire riaprire ma essere prudenti, farlo con la testa». Dunque, il coprifuoco resta con l’impegno del governo ad attutirne gradualmente l’impatto sulla vita e la libertà dei cittadini ogni qual volta i dati sulla pandemia lo consentiranno. Naturalmente, molto dipenderà dall’andamento della campagna vaccinale. Draghi non vi ha fatto esplicito riferimento. In compenso, ha parlato dell’idea di Joe Biden di revocare i brevetti sui vaccini. Una proposta animata da buone intenzioni ma che rischia di far sfuggire di mano la campagna su scala globale. «Un disastro», l’hanno definita alcuni media statunitensi.

 

Evidenti ragioni diplomatiche hanno impedito a SuperMario di essere altrettanto tranchant. «Bisognerebbe prima rimuovere il blocco alle esportazioni che oggi Stati Uniti e Regno Unito continuano a mantenere», ha infatti puntualizzato. Escludendo, tuttavia, che la sortita del presidente Usa abbia a che fare con la rivalità sul vaccino con Russia e Cina. Una tesi che, numeri alla mano,l’ex-capo della Bce ha bollato come «molto buffa». In effetti, delle 750 milioni di dosi annunciate, la Russia ne ha consegnate solo sei e la Cina solo 40 su 600 milioni. «Non sono avversari tali da impensierire gli Usa», ha tagliato corto il premier. Menzione a parte merita il passaggio sul green certificate per viaggiare in epoca Covid. Draghi vi annette grande importanza. E ne ha sollecitato la definizione a Commissione e Parlamento Ue. «L’obiettivo è avere un modello europeo su cui confrontarsi per la misure turistiche. Altrimenti – ha concluso – ci sarà molta confusione».

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