Continuano le amare scoperte sui furbetti che percepiscono il beneficio grillino indebitamente: il Reddito di Cittadinanza.
Questa volta parliamo di una giovane sudamericana che ha dichiarato falsamente di essere residente in Italia da più di dieci anni, una donna dell’europa dell’est senza fissa di mora e irreperibile che ha dichiarato ben due false residenze tra l’abruzzo e la lombardia e, infine, una donna che ha omesso di inserire nell’autocertificazione dello stato di famiglia il coniuge che è titolare di una pensione sociale.
In pochi mesi le tre furbette hanno sottratto all’erario oltre 8 mila euro che dovranno restituire mentre l’ufficio provinciale dell’Inps ha revocato pressochè in tempo reale il pagamento mensile del beneficio.
Le indagini dei carabinieri delle stazioni per individuare i falsi percettori del beneficio del reddito di cittadinanza proseguono tra le attività primarie in considerazione del trend in crescita delle denunce alle procure competenti. Gli approfondimenti investigativi permettono sempre più di accertare quanto sia importante l’apporto dei capillari presidi dell’Arma anche nelle più piccole realtà perché l’attenta conoscenza del tessuto socio-economico è il valore aggiunto per individuare celermente i furbetti. Questo perché i riscontri svolti stanno disegnando una casistica sempre più precisa della tipologia delle false dichiarazioni poste a fondamento per ottenere l’illecito profitto, che non si basano su tecnicismi circa la dichiarazione infedele dell’esatto reddito ovvero indicatore Isee ed infine sull’effettivo tenore di vita, ma di contro sull’effettiva situazione di famiglia, di residenza che per gli stranieri, in particolare, deve essere di almeno 10 anni.
