Romano provoca, Briatore lo umilia: “Apra lei un ristorante, cominci a lavorare”

Durante la puntata di “Quarta Repubblica” si accende lo scontro tra il piddino Andrea Romano e Flavio Briatore. Si parlava di uno dei dilemmi dell’estate: i ristoratori che non trovano dipendenti perché molti preferiscono stare a casa e prendere il reddito di cittadinanza.

Briatore dice che nei suoi locali, come un po’ ovunque, non riesce a trovare personale per la stagione ormai imminente. Molti giovani preferiscono il reddito di cittadinanza. Romano lo provoca: “Alzi gli stipendi allora, vede come i lavoratori li trova…”. Il match va avanti senza esclusione di colpi. Briatore si accalora alla sua maniera: “Abbiamo uno stipendio base di mille800 duemila euro al mese; e con le manche possono arrivare a 3.500, 4mila euro al mese: e se sono bravi li tengo tutto l’anno. perché parliamo di lavori stagionali e i ragazzi dovrebbero avere la garanzia di lavorare tutto l’anno. Se uno si mette in gioco da noi guadagna e lavora tutto l’anno”. Altro che stipendi bassi.

Già, Romano, ha mai lavorato? Qui gli animi si incendiano. “Si apra lei un ristorante e lo faccia andare avanti, cominci a lavorare” ha attaccato Briatore. Romano replica stizzito: “Io lavoro da quando ho 18 anni”. “Ma cosa fa?”, è la replica dell’imprenditore. “Faccio il politico” risponde, guadagnandosi una risata fragorosa di Briatore. Rissa scongiurata, Porro seda gli animi. Briatore spiega: “Abbiamo ricevuto 120 cv per un lavoro, la maggior parte non erano adatti. Il fatto è che chi vuole lavorare lavora. A Mikonos sono tutti italiani a lavorare. Perché avete detto che il coprifuoco era fino al 31 luglio e sono andati tutti fuori a lavorare“, dice l’imprenditore. Insomma, quelli bravi sono “scappati” per lavorare all’estero, “chi è rimasto in Italia sta bene col reddito di cittadinanza e sta bene con quello…”.

I ristori altrove sono arrivati veri, se non diamo ai giovani la possibilità di fare challenge ma gli diamo la possibilità di stare a casa prendendo 600/700 euro, conviene stare a casa”, ribadisce. Gli dà man forte lo psichiatra Raffaele Morelli che scatta una fotografia allarmante sui giovani: “Nel mio lavoro si constata che oggi abbiamo un sistema mentale collegato più ai social e il cervello si distrae dalle cose più faticose. Se dai dei soldi senza avere in cambio la possibilità, non pianti il cervello”. Ancora: “La politica per i giovani non ha fatto nulla. Nella vita la cosa più importante è il lavoro: i nostri giovani temono la fatica, il giudizio e l’autorità. Se uno Stato ti dice ‘ti do i soldi anche se non fai niente’, creiamo generazioni apatiche”

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