A Lampedusa non c’è ospedale, ma Medici senza frontiere chiede altro centro migranti

Dopo le scorribande nel Mediterraneo, le Ong vogliono mettere i piedi ben piantati per terra sull’isola di Lampedusa. Nello specifico, Medici senza frontiere non si accontenta più degli sbarchi a Lampedusa: vuole letteralmente trasformare l’isola nel più grande centro d’accoglienza d’Europa. Strutturato e operativo più che mai. La Ong, dunque, alza ulteriormente il tiro delle rivendicazioni: e avanza la richiesta di un altro centro per migranti sull’isola. E, più in generale, chiede maggiori interventi per l’accoglienza riservati all’immigrazione.

Insomma, non basta l’invasione: ora l’organizzazione internazionale vuole mettere radici sulla più grande delle Pelagie. Un’isola dove – come rileva in queste ore Il Giornale che in un ampio servizio ricostruisce in contorni del caso – i lampedusani non hanno neanche un ospedale. Nessun servizio. Mentre per chi arriva clandestinamente» si cerca di attivare «tutte le facilitazioni del caso». E il punto di approdo, tanto per rimanere in tema,  continua essere sempre lo stesso: ossia non una regolamentazione prodromica al contenimento dei flussi migratori. Ma, al contrario, ampliare ancora di più dimensioni, possibilità e strutture dell’accoglienza sull’isola.

Incredibile ma vero: proprio nel giorno della condanna di Mimmo Lucano. E sullo sfondo di una vicenda giudiziaria su cui, la Procura di Trapani, ha comunicato lo scorso marzo l’avviso di chiusura delle indagini che ha coinvolto alcuni dei suoi membri: indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Con protervia e determinazione, Medici senza frontiere mette nero su bianco in un comunicato che: «Lampedusa ha bisogno di un intervento strutturale che garantisca un’accoglienza dignitosa. E risponda ai bisogni sanitari delle persone appena sbarcate. Soprattutto per le categorie più fragili». In poche parole: in un’isola in cui mancano i servizi fondamentali per gli stessi residenti. Un’isola, a proposito della quale, il sindaco ancora nei mesi scorsi ribadiva dalle colonne online del Qds che: «Non c’è un ospedale, non c’è una sala di rianimazione. E se hai un problema di salute, non chiami l’ambulanza, ma un elicottero». Ebbene, su quest’isola, la Ong chiede di implementare strutture, mezzi e facilitazioni per chi arriva clandestinamente

Come riferisce il quotidiano diretto da Minzolini, allora, per il conseguimento più rapido e soddisfacente delle richieste avanzate, la Ong da una lato, rivendica il merito di aver assistito più di «11mila persone in oltre due mesi, in collaborazione con le autorità sanitarie locali». Dall’altro, denuncia, sottolineandolo in rosso, come «le odierne modalità di sbarco non facilitano l’individuazione di alcuni specifici bisogni sanitari. A cominciare da quelli legati a vissuti traumatici, come le violenze subite in Libia. O in altre tappe del viaggio». Un viaggio che, va ricordato, comincia con i trafficanti di esseri umani sulle coste libiche. E finisce sempre, quasi esclusivamente, in un porto italiano. Spessissimo in quello di Lampedusa. Primo punto di riferimento delle Ong, strettamente correlato a un’altra struttura sfruttatissima: quella di Contrada Imbriacola. Ormai da tempo immemore allo stremo in quanto utilizzata oltre le sue possibilità. Solo qualche giorno fa ricordavamo che, progettato per una capienza massima di 250 persone, la struttura in questo momento ne ospita oltre 1000…

E così, Stella Egidi, responsabile medico di Msf che ha avviato il progetto di Lampedusa, nel rilanciare proposte e intenzioni della Ong, rileva come l’organizzazione abbia «operato anche all’interno dell’hotspot dove sovraffollamento. Estrema promiscuità. E scarse condizioni igieniche, rappresentano un fattore aggravante delle condizioni di salute, fisica o mentale, delle persone appena approdate sull’isola». Una situazione di crisi endemica che, va da sé, si riflette a specchio sui residenti chiamati all’accoglienza coatta da tanto, troppo tempo. Criticità che ora, il progetto della Ong, rischia di elevare all’ennesima potenza. Proponendo non un argine di contenimento alla situazione, ma il suo raddoppio… (Secolo d’Italia)

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