Rischio inflazione al 4%: i consumi non saranno più gli stessi

Un`eventuale fiammata inflazionistica negli ultimi mesi di quest`anno ridurrebbe fortemente i consumi delle famiglie con il rischio di impattare negativamente anche sugli acquisti di Natale e rallentare la crescita nel 2022. A lanciare l’allarme è l’Ufficio Studi di Confcommercio secondo cui, nell`ipotesi di un aumento medio dei prezzi del 3%, si perderebbero circa 2,7 miliardi di euro di consumi che potrebbero arrivare fino a 5,3 miliardi nell`ipotesi – non tanto irrealistica – di un`inflazione al 4%.
In entrambi i casi, quasi i tre quarti della perdita deriverebbero da un`immediata riduzione del potere d`acquisto del reddito disponibile, il resto dall`erosione della ricchezza finanziaria detenuta in forma liquida; su questa riduzione dei consumi pesa, peraltro, anche l`aumento delle spese obbligate per il rincaro dei prezzi dell`energia che si è già trasferito sulle bollette di luce e gas.
Per il 70% le perdite stimate sono dovute a immediate riduzioni di potere d`acquisto del reddito disponibile; per la restante parte al minore potere d`acquisto della ricchezza finanziaria detenuta in forma liquidita e, quindi, non protetta dall`inflazione inattesa.
E’ possibile ipotizzare una crescita della quota di spesa destinata a spese obbligate, in ragione dell`incremento dei prezzi dell`energia che si è già riflesso sulle bollette di luce e gas (nonostante i sostegni stanziati dal governo per neutralizzare, in parte, gli effetti di tali aumenti sui bilanci delle famiglie, in particolare di quelle più fragili sotto il profilo del reddito da lavoro).
“Inflazione e aumento delle spese obbligate potrebbero ridurre i consumi nei prossimi mesi, con il rischio di rallentare la crescita del Paese. Occorre, dunque, utilizzare presto e bene le risorse del Pnrr e iniziare a ridurre finalmente la pressione fiscale su famiglie e imprese, a partire dal costo del lavoro. Solo cosi’ si possono rilanciare investimenti e consumi”, ha detto il Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, commentando le stime.
“Allarme più che fondato. La nostra stima è che l’inflazione, proseguendo con lo stesso ritmo, a novembre arriverà al 3,2%. Il rischio, quindi, di un Natale in bianco dal lato dei consumi è più che concreto” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “L’inflazione ha registrato un’impennata preoccupante, più che raddoppiando da giugno a ottobre, passando dal +1,3% al +2,9% (+123%). Per questo il Governo deve urgentemente intervenire, soprattutto sui beni energetici, luce gas e benzina, senza i quali l’inflazione annua di ottobre scenderebbe dal 2,9 all’1,1%. Bisogna eliminare subito le accise e le addizionali regionali del gas, mentre vanno ridotte di almeno 20 cent quelle dei carburanti, pari attualmente a 73 cent (72,84) al litro per la benzina e a 62 cent (61,74) per il gasolio, riportando così i prezzi a livelli ragionevoli, quelli di marzo 2021” conclude Dona. (Italia Oggi)

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