Pakistano stupratore e marocchino tiene figlia legata in cantina. Dov’è Lamorgese?

Continuano gli episodi di terrore e violenza seminati dagli immigrati che arrivano in Italia senza nessuna intenzione di integrarsi con la nostra cultura. Alcuni giorni fa il protagonista di una ignobile vicenda è stato un pakistano che ha tentato di stuprare una donna a Padova. L’aggressore, di 45 anni, era rimasto in incognito fino a quando la vittima, trentenne, ha deciso di denunciare l’accaduto ai carabinieri, facendo apprendere per fortuna la notizia. In base ai racconti della donna, l’immigrato sarebbe entrato nel negozio di merceria con la scusa di essere un rappresentante di sciarpe. Così ha cercato di intontire la signora malcapitata incendiando una sciarpa. Poi avrebbe cominciato a palpeggiarla per lungo tempo, fino all’ingresso di un cliente vero. Il pakistano, nel panico, ha fatto segno alla donna di stare zitta, uscendo e dileguandosi. Grazie alle immagini recuperate tramite le telecamere di videosorveglianza presenti all’interno del negozio, l’uomo è stato riconosciuto ed arrestato.

Un’altra drammatica vicenda è accaduta a Ferrara, ed è quella che riguarda una ragazza di soli 18 anni, di origine marocchina. Secondo quanto riporta il quotidiano la Repubblica, la giovane donna sarebbe stata costretta a rimanere legata in cantina per molto tempo per imposizione di suo padre. La sua colpa? Quella di voler vivere “all’occidentale” e di essersi rifiutata di contrarre il matrimonio combinato deciso dalla sua famiglia: avrebbe dovuto sposare il cugino. Fortunatamente è intervenuta la polizia di Ferrara che ha tratto in arresto il padre della ragazza, 56enne. Constatando il coinvolgimento del fratello in questa triste vicenda, dei provvedimenti sono stati disposti anche nei suoi confronti. Ora al 32enne è vietato avvicinarsi alla sorella. Le accuse ai due uomini marocchini sarebbero quelle di maltrattamenti, minaccia grave e sequestro di persona in concorso.

E’ stata la giovane a cercare di mettersi in contatto con la polizia di Ferrara per chiedere soccorso. La ragazza infatti era riuscita a fuggire di casa e aveva cominciato, negli ultimi giorni, a lavorare all’interno di un ristorante. Ma l’incubo per lei non era mai finito: aveva paura che suo padre e suo fratello la trovassero e tornassero a segregarla in cantina. Difatti il padre si era presentato davanti al locale e l’aveva minacciata. In base al racconto della vittima, i problemi erano cominciati già a 14 anni. Era stata legata alla sedia, poi portata in Marocco e costretta al rapporto sessuale col cugino. Poi riportata in Italia ma rinchiusa in una stanza.

Una tragedia che solo adesso ha trovato il lieto fine, ma solo una di una lunga lista di vicende in cui le costanti sono le violenze e la mancata integrazione. Sarebbero queste le nostre “risorse”? Dove sono i controlli? Dov’è il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese?

CC

 

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