Il sociologo Luca Ricolfi è rimasto molto deluso dalla partita giocata a Palazzo per il Quirinale, e l’unica leadership vera che riconosce è quella di Giorgia Meloni. Lo ha detto durante una intervista a Il Giornale, facendo un’analisi di quello che è rimasto nel mondo politico dopo la “catastrofe quirinalizia”, in cui quasi tutti i partiti hanno perso la propria credibilità. Per lui a salvarsi sono solo Giorgia Meloni e Mario Draghi, anche se di quest’ultimo non si fida ciecamente.
«Ormai nel sistema politico italiano sopravvivono solo due vere leadership: quella tecnocratica di Mario Draghi e quella idealistica di Giorgia Meloni. Alle volte penso: “san Draghi” finalmente potrà fare le riforme di cui abbiamo bisogno, infischiandosene dei calcoli elettorali dei partiti che sostengono il suo governo. Altre volte, invece mi capita di pensare: così come ha finto di essere indisponibile alla rielezione, Mattarella potrebbe star fingendo di voler durare 7 anni, mentre in realtà è pronto a farsi da parte, e aspetta soltanto che maturino le condizioni per cedere il posto a Mario Draghi. In questo secondo caso, addio riforme coraggiose: l’esigenza di conservare l’appoggio dei partiti impedirebbe a Draghi di fare ciò per cui in tanti lo hanno inchiodato a Palazzo Chigi», ha osservato il sociologo.
La delusione arriva soprattutto dalle ambigue mosse di Matteo Salvini, tanto da definirlo un «ingenuo, vanitoso e incapace», che inanella la «seconda Caporetto, dopo quella del Papeete». Amari commenti sono quelli lanciati all’intero Parlamento, che per Ricolfi «si è auto-esautorato per salvare stipendi, pensioni, piccoli privilegi e narcisismi. Il duopolio Draghi-Mattarella non è frutto di un colpo di Stato, ma del suicidio della politica. Una sorta di moderna e spensierata “allegria di naufragi”, per dirla con la poesia di Ungaretti».
Ricolfi ha precisato che l’attacco non è al sistema parlamentare nella sua struttura, ma alle singole personalità che lo compongono. «La mia impressione è che la gente non ce l’abbia con il parlamentarismo, ma con questi parlamentari, e con i mediocri cacicchi che tentano (invano) di guidarli».
Il sistema bipolare avrà vita lunga? Ricolfi affida il destino nelle mani del centrodestra. «Credo che molto dipenderà dal centro-destra, e ancora di più dalla legge elettorale. Se Forza Italia e i centristi, magari con l’assenso più o meno tacito di Salvini, riusciranno a imporre il proporzionale, andiamo verso un regime consociativo, con partiti sempre-verdi permanentemente al governo, e partiti ruote di scorta, come lo erano Pli-Pri-Psdi nella prima Repubblica. In concreto: Pd e Forza Italia sempre al governo, Lega e Cinque Stelle un po’ dentro e un po’ fuori, FdI e “frange estremiste” eternamente out».
Due sono gli scenari che si prospettano davanti ai cittadini, secondo l’analisi del sociologo: «se FdI dovesse crescere ancora un po’, potremmo trovarci con un sistema politico in cui il partito più votato non ha mai accesso al governo. L’altro scenario è quello che il centro-destra si ricompatti, o meglio si ristrutturi, e il sistema resti bipolare. Ma questa eventualità non è probabile, perché richiede il verificarsi di almeno tre condizioni: primo, che non si torni al proporzionale; secondo, che Salvini ceda lo scettro a Giorgia Meloni; terzo, che Giorgia Meloni abbia il coraggio di riposizionare FdI, e per questa via riesca a rifondare il centro-destra».
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