Scontro catasto: nessuna delle due parti vuole indietreggiare

Il conflitto per la catastrofe continua, e sembra che nessuna delle due parti (il presidente Draghi da una parte, e l’asse di destra Unione Italiana-Centro sport estremi dall’altra) abbia intenzione di fare marcia indietro.

Ma cosa prevede la riforma del catasto? I dettagli sono contenuti nell’articolo 6 della legge delega sulla riforma fiscale. In totale il documento ha 10 articoli, ed è atteso alla Camera entro il 28 marzo.

La riforma del catasto si era già annunciata come un’impresa complicata da portare a termine, e in effetti c’è un motivo se sono almeno venti anni che serve una revisione del sistema ma ogni Governo (e se ne sono succeduti molti in questi ultimi decenni) ha preferito non occuparsene.

La legge delega funziona come una cornice: stabilisce i principi generali a cui si deve ispirare la riforma (non solo del catasto, ma anche della Riscossione, dell’Irpef, dell’Ires e così via), e sono i decreti attuativi a dover scendere nei dettagli operativi.

La riforma del sistema fiscale dovrebbe seguire due scadenze: la prima a 18 mesi, periodo in cui vanno emanati i decreti attuativi. La seconda è a 5 anni, e riguarda proprio il catasto. Vediamo cosa sta succedendo e su cosa continua lo scontro.

Continua lo scontro sul catasto: cosa sta succedendo

La premessa è che con ogni probabilità lo scontro politico sul catasto continuerà anche nei prossimi giorni. Nessuno ha intenzione di arretrare: da un lato c’è Draghi, che ha annunciato “Questo Governo non è nato per stare fermo”. Le riforme vanno portate avanti anche con le emergenze in corso, dalla pandemia alla guerra tra Russia e Ucraina. Dall’altro lato c’è la spaccatura nella maggioranza, con un centrodestra compatto e convinto che dietro la riforma del catasto ci sia una patrimoniale nascosta.

Rispondendo a un quesito sull’argomento posto dal capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Francesco Lollobrigida, Draghi ha risposto che la tassazione non cambierà sugli immobili regolarmente accatastati. Il presidente del Consiglio ha anche spiegato, rivolgendosi direttamente agli italiani, perché è fondamentale intervenire sul catasto, il cui impianto è del 1939. Non solo nel frattempo c’è stata una guerra mondiale, ma gli estimi su cui si basano i gettiti risalgono al 1989.

Il catasto, in questo momento, è basato su dati falsi, e anche le decisioni sulle tasse sulla casa sono state prese basandosi su informazioni errate. Sempre Draghi ha dichiarato:

“L’introduzione dell’Ici, l’introduzione dell’Imu, l’abolizione dell’Ici, l’introduzione della Tasi, l’abolizione della Tasi, sono state fatte sempre su valori inesistenti, su valori che non hanno senso, su valori di 33 anni fa.”

Draghi continua a invocare la trasparenza come elemento principale della riforma. Il catasto è nato nel 1939, è stato completato nel 1962 e ci sono stati solo due aggiornamenti:

  • nel 1962 per i terreni;
  • nel 1990 per gli immobili.

Il punto fondamentale su cui bisogna fare chiarezza con la riforma sta nel rapporto fra il valore catastale su cui si calcolano le imposte dovute e il valore reale di mercato dell’immobile tassato.

Catasto, cosa prevede la riforma che ha quasi fatto cadere il Governo

La riforma del catasto per i prossimi 5 anni è pensata come un’operazione di trasparenza. L’articolo “incriminato” della legge delega sulla riforma fiscale è il numero 6. Entro 5 anni (cioè dal 1° gennaio 2026) il Governo dovrà adottare le nuove norme che modificano il sistema di rilevazione catastale degli immobili prevedendo nuovi strumenti da porre a disposizione dei comuni e all’Agenzia delle entrate, per facilitare l’individuazione e il corretto classamento degli immobili.

La norma indica anche i principi e i criteri direttivi che dovranno essere utilizzati per l’integrazione delle informazioni presenti nel catasto dei fabbricati (da rendere disponibile dal 1° gennaio 2026). Queste informazioni, però, non dovranno essere utilizzate per la determinazione della base imponibile dei tributi derivanti dalle risultanze catastali né per finalità fiscali.

In pratica, il Governo si impegna ad accatastare tutto quello che oggi non lo è, terreni e abitazioni. Ci sarà anche la revisione delle rendite catastali adeguandole alle rendite di mercato. In un primo momento si investirà sulla predisposizione di strumenti per accatastare gli immobili non censiti o mal censiti. Per raggiungere questo obiettivo vanno individuati incentivi per le attività di accertamento svolte dai Comuni.

Dal 1° gennaio 2026 a ciascuna unità immobiliare dovranno essere attribuiti:

  • la rendita catastale;
  • un valore patrimoniale e una rendita attualizzata in base ai valori di mercato.

Inoltre, va stabilito un meccanismo di adeguamento periodico. Questi dati non saranno utilizzati per determinare la base imponibile dei tributi.

Riforma del catasto: cosa prevede la legge delega

Scendiamo nel dettaglio del testo della legge delega e vediamo quali sono i parametri stabiliti. La lettera a), del comma 1, indica i criteri e principi direttivi attraverso i quali si dovrà modificare la disciplina del sistema di rilevazione catastale:

  • prevedere strumenti, da porre a disposizione dei comuni e dell’Agenzia delle entrate, per facilitare e ad accelerare l’individuazione e, eventualmente, il corretto classamento delle seguenti fattispecie:
    • gli immobili attualmente non censiti o che non rispettano la reale consistenza di fatto, la relativa destinazione d’uso ovvero la categoria catastale attribuita;
    • i terreni edificabili accatastati come agricoli;
    • gli immobili abusivi, individuando a tale fine specifici incentivi e forme di valorizzazione delle attività di accertamento svolte dai comuni in questo ambito, nonché garantendo la trasparenza delle medesime attività.

La lettera b) del comma 1 prevede l’individuazione di strumenti e modelli organizzativi che facilitino la condivisione dei dati e dei documenti tra l’Agenzia delle entrate e i comuni nonché la loro coerenza ai fini dell’accatastamento delle unità immobiliari.

La lettera c) prevede meccanismi di adeguamento periodico dei valori patrimoniali e delle rendite delle unità immobiliari urbane, in relazione alla modifica delle condizioni del mercato di riferimento e comunque non al di sopra del valore di mercato.

La lettera d), infine, prevede, per le unità immobiliari riconosciute di interesse storico o artistico adeguate riduzioni del valore patrimoniale medio ordinario che tengano conto dei particolari e più gravosi oneri di manutenzione e conservazione nonché del complesso dei vincoli legislativi rispetto alla destinazione, all’utilizzo, alla circolazione giuridica e al restauro di tali immobili.

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