Migranti protestano sorvegliati dalla polizia ma nel frattempo non si presentano a lavoro

Nei pressi della questura di Milano ha preso il microfono un giovane africano, esprimendo il disagio di voler fare chi è arrivato in Italia e ha avuto difficoltà ad ottenere il permesso di soggiorno o ad essere sfruttato. Era circondato da decine di migranti, vigilati da un cordone per assicurarsi che non raggiungessero il “bersaglio sensibile” della questura.

“Siamo riders e facchini, ci spezziamo la schiena in campagna”

Il presidio, durante il quale si chiede un’accoglienza analoga a quella riservata ai profughi ucraini per chi scappa da altre guerre, si svolge in modo pacifico. “Siamo lavoratori e lavoratrici, mandiamo avanti i cantieri e i magazzini, siamo riders e facchini, puliamo uffici e hotel, mandiamo avanti le cucine, accudiamo gli anziani e i bambini, ci spezziamo la schiena in campagna” dicono.

La protesta, organizzata da ‘Ci Siamo – Rete Solidale’ e altre associazioni, va in scena anche a Foggia, Torino, Modena e Roma. “Doveva essere uno sciopero, soprattutto nelle campagne – spiega all’AGI Rodolfo Greco, uno dei promotori – ma ci sono state delle difficoltà a organizzarlo. Si è trasformata in una mobilitazione che a Roma continua per chiedere un tavolo in Prefettura ”.

“Anche noi siamo profughi ‘veri e meritevoli’ come gli ucraini”

Le istanze dei migranti sono “permesso di soggiorno non legato al contratto di lavoro né alla residenza, cittadinanza per tutti i bambini nati in Italia, fine degli abusi e dei lunghi tempi di attesa nelle questure, azzeramento dei costi dei permessi, chiusura dei centri di detenzione”. “Uno dei problemi principali – afferma  Greco  – sono le questioni ‘tecniche’ legate all’ottenimento dei permessi, per questo sarebbe importante un incontro col Prefetto”.

“Gli italiani devono sapere che esistiamo – sono le parole di Patricia, originaria della Costa d’Avorio -. I diritti non hanno colore, vogliamo una vita migliore ma il sistema non permette l’integrazione”.

Nel volantino distribuito durante la manifestazione si parla di “razzismo istituzionale rispetto a chi non ha la cittadinanza europea” e con riferimento ai profughi ucraini. “Mai come oggi è evidente quanto l’Italia e l’UE stiano adottando misure differenziali a seconda degli interessi geopolitici ed economici del momento. Improvvisamente, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, l’Unione Europea ha tirato fuori dal cilindro una direttiva del 2001 (pensata per i profughi kosovari in fuga dalle bombe della NATO e mai applicata) che – giustamente – permette a chi scappa dalla guerra di essere regolarizzato senza passare per una richiesta d’asilo, mentre una potente macchina di solidarietà si è messa in moto in tutta Europa, Italia compresa, per accogliere i milioni di persone in fuga dai bombardamenti. Questi, nell’immaginario comune, sono ‘profughi veri’ e meritevoli. Dov’erano e dove sono questi imprescindibili strumenti, quando si trattava di persone in fuga dalla Libia, dalla Siria, dall’Iraq, dall’Afghanistan, dal dal Sudan, dalla Somalia, dallo Yemen, e da tutte le altre guerre, di cui l’Europa porta una responsabilità pesantissima?”.

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