Procura Antimafia il CSM lo fa di nuovo: come fermarono Falcone ora fermano Gratteri.

Il teorema è sempre lo stesso come da copione: il Giudice Nicola Gratteri ha tanti di quei meriti nella lotta contro la Ndrangheta (una delle organizzazioni mafiose più potenti forse la più potente) da non poter essere nominato alla guida della Super Procura Antimafia; gli stessi meriti per i quali sempre il CSM impedì a Giovanni Falcone di assurgere prima a Procuratore capo al Tribunale di Palermo, e poi di arrivare appunto alla Procura Antimafia.

 

Lungi da me il mettere in discussione la professionalità e la preparazione del Dottor Giovanni Melillo che è stato appena nominato alla Super Procura, ci mancherebbe altro. Però considerando il momento che stiamo attraversando, specialmente poi le bufere che negli ultimi tempi hanno investito Palazzo dei Marescialli, fra uno scandalo e l’altro (caso Palamara, Loggia Ungheria e altro), ci si aspettava magari un segnale che sancisse un cambio di rotta e che desse finalmente soddisfazione a tanti, e sicuramente la nomina di un Giudice di alto profilo come Gratteri sarebbe stata accolta con molto favore, e diciamo pure con qualche applauso, e invece no.

 

Il tutto si ripete proprio mentre è in atto la diatriba sulla riforma del CSM (che a mio modesto avviso non porterà alcun cambiamento), e con lo sciopero in atto indetto dalla ANM, cosa che io trovo deplorevole che i magistrati essendo uno dei poteri dello Stato possano proclamare uno sciopero, non si può concepire una cosa simile; sarebbe come se i Deputati o Senatori della Repubblica decidessero anche loro di incrociare tutti insieme le braccia, ma che roba è?

 

Tutti questi episodi e fatti messi in fila, mi hanno portato alla convinzione sempre più forte che il CSM non va semplicemente riformato, ma come ho già detto più volte abolito, perché tanto il modo di fare quel che vogliono come lo vogliono lo trovano sempre, lo disse anche Giordano Bruno: “chiedere al potere di riformare il potere, che grande ingenuità!”; ma ancor di più sono esatte le parole del Giudice Paolo Borsellino che proprio al Consiglio Superiore della Magistratura spiegò cos’era la mafia con un esempio preso dalle dichiarazioni di un pentito: “poniamo il caso che al concorso a Procuratore di Palermo si presentano tre candidati: uno è bravissimo preparatissimo, l’altro ha raccomandazioni fortissime, il terzo è un fesso; sa chi vincerà? Il fesso, ecco questa è la mafia!”.

 

Andrea Franchi

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