Grano e mais ritornano ai prezzi pre-guerra

I prezzi dei cereali mais e grano tornano ai livelli pre-guerra. Successivamente agli aumenti vertiginosi dei costi del grano -addirittura nelle scorse settimane sfiorava quota 1.300 dollari a bushel-sembra tornare il sereno sul mercato delle materie prime alimentari: il cereale è scambiato oggi a 780,52 dollari, una quotazione che non si vedeva da metà febbraio, quando ancora non era iniziato l’attacco dell’Ucraina da parte della Russia. Nell’ultimo mese il prezzo è sceso dell’8,8%.

Andamento ancora più evidente per il mais, oggi a 607,89 dollari a bushel, una quotazione che non si vedeva da metà gennaio. Il prezzo del mais ha però risentito di maggiore nervosismo e, se anche il trend è marcatamente ribassista da quasi un mese e mezzo, questo ha registrato una nuova fiammata a metà luglio sulla scorta dalle incertezze geopolitiche. In questo caso il prezzo registra una flessione mensile del 4,57%.

A calmierare i prezzi è stato l’allontanarsi dei rischi di una carestia mondiale con la ripresa delle forniture seguite all’accordo firmato tra Ucraina e Russia. La flessione dei prezzi è iniziata infatti in coincidenza con i primi colloqui a Teheran tra Putin ed Erdogan sull’ipotesi di una ripresa dell’export dei cereali dall’Ucraina. Un’accelerazione al ribasso è poi arrivata anche dalla stagionalità dei raccolti che hanno visto disponibilità in aumento soprattutto in Argentina e Brasile.

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