Nomine aziende di Stato, Meloni vuole chiudere entro giovedì ma manca l’intesa su Leonardo

Le nomine delle aziende di Stato sono un grattacapo per il centrodestra al governo. Fatte le scelte per Enav e Mps, la partita per la “prima categoria” delle partecipate quotate che annovera nomi (e capitalizzazioni) del calibro di Enel, Eni, Leonardo e Poste Italiane, si deve chiudere entro giovedì, ma la vera battaglia all’interno del governo si sta consumando sulla nomina del nuovo amministratore delegato di Leonardo. Come è noto, la premier Giorgia Meloni aveva promesso quel ruolo all’ex ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, ma su questo nome è il fedele Guido Crosetto, attuale ministro della Difesa, a non essere totalmente d’accordo. O meglio, ad avanzare perplessità sarebbe tutta la macchina dell’ex Finmeccanica secondo cui Cingolani sarebbe una bravo scienziato ma non avrebbe le qualità giuste da manager per ricoprire quella carica. Crosetto spingerebbe sul nome di Lorenzo Mariani, oggi a capo della parte italiana di Mbda e per favorirlo a Meloni è stato proposto di dare a Cingolani una presidenza con delega importante a Leonardo oppure ad Enel. Per le altre nomine, è scontata la riconferma di Claudio Descalzi alla guida di Eni e possibile anche quella di Matteo Del Fante alle Poste. A restare vagante è la poltrona di Terna su cui c’è il pressing del Carroccio. Il leader della Lega avrebbe però giá scartato l’ipotesi di mettere (in quota Lega) Gianni Vittorio Armani, oggi a Iren e il nome più gettonato resta quello di Giuseppina Di Foggia, oggi a capo di Nokia Italia. Per l’Enel Meloni pensa sempre all’ad di Terna, Stefano Dannarumma, ma è in corso una riflessione ed è per questo regge l’ipotesi Luigi Ferraris (oggi Fs), come nessuno se la sente di escludere quella dell’interno (Enel X) Francesco Venturini. Le scelte dei nomi spetteranno formalmente al ministro dell’economia, Giancarlo Giorgetti, che ora si trova tra due fuochi: da una parte le intenzioni della premier e dall’altra i desiderata del suo partito. Le poltrone di vertice in scadenza nei prossimi mesi, tuttavia, non solo quelle delle grandi società direttamente controllate dallo Stato ma anche molte altre. Considerandole tutte si sale a 610 posizioni in 105 diverse societá (che aumentano a 135 se si prende come termine ultimo il 2024). Al 31 dicembre 2023 scadranno e dovranno quindi essere rinnovati nel 2024, gli organi di amministrazione di 10 societá direttamente partecipate, 51 societá di secondo livello e 4 societá di terzo livello indirettamente partecipate da Cdp.

“I giornali vendono sempre di meno perché raccontano cose spesso fantasiose”, ha detto Matteo Salvini, leader della Lega e vicepremier, rispondendo a una domanda su eventuali tensioni con il partito della premier Fratelli d’Italia sulle nomine delle partecipate di Stato. “Ieri ho sentito piú volte Giorgia, ieri l’altro pure. Oggi ci vediamo in Consiglio dei ministri alle 15 e la chiuderemo in totale serenitá”, ha concluso il ministro delle Infrasttture e dei Trasporti.

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