IL ROSSO
Il Milan vince anche l’Atto Secondo di una trilogia che volge a nostro favore non solo per il risultato finale, ma anche per le assenze che il Napoli si è autoinflitto con cinque minuti di sclero che dicono moltissimo sulla relativa maturità europea di questa squadra che, d’altra parte, è al primo quarto di Champions della sua storia. La vinciamo in stile Milan-Tottenham, ballando la rumba – la rumba vera – per venti minuti, salvandoci la pelle al cinquantesimo secondo (una circostanza che taglia moralmente fuori Kvaratskhelia dalla partita). Poi piano piano, con calma, con la testa, usciamo, e scopriamo che la capolista a +22 non è così brutta come la dipingono. Vinciamo con un altro capolavoro di tecnica e velocità di Amazon Brahim Diaz, sfruttato benissimo da Bennacer che si avventa su quel pallone con la fame di uno che sta osservando il Ramadan. Poi legittimiamo, con uno straordinario Theo Hernandez che si esibisce nella specialità della casa: caricare di gialli la squadra avversaria (soprattutto uno), alzare e abbassare a suo piacimento il termostato della partita come la caldaia dell’Overlook Hotel. E poi naturalmente conserviamo, con Mike Maignan, l’uomo che cadde sulla Terra – e si rialzò subito, e ritornò a volare. Strepitosa partita anche di Sandro Tonali e, fatte le debite proporzioni, eccellente Calabria. Premio della critica: Simon Kjaer, che si merita queste notti un pochettino in più degli altri dieci.
IL NERO
I dieci minuti finali non sono stati esattamente esaltanti, come se avessimo avuto improvvisamente paura dello scenario splendido che si stava prospettando dopo l’espulsione di Anguissa. Non siamo il Real Madrid, del resto. Infelice il cambio Diaz-Rebic, con Ante che ha fatto di tutto per provare a ristabilire la parità numerica. Dettagli, frattaglie di una partita che si conclude con il risultato più corretto, e ci mantiene giustamente in tensione. Quanti di noi avrebbero già pensato al derby in caso di 2-0? E invece no, amici, un centimetro alla volta. Sarà molto dura pensare a Bologna ma magari, pessimisti come siamo, ci scappa anche la bella sorpresa. FRANCESCO MUSICCO
