Una figura di prestigio nel mondo accademico o finanziario, con esperienze e conoscenze internazionali e in grado di portare una linea non rigorista in politica monetaria: il profilo di chi dovrà sostituire Fabio Panetta, chiamato dal governo a guidare la Banca d’Italia a novembre, all’esecutivo della Bce non è di quelli che si trovano facilmente, ancor più se si vorrà puntare su una figura femminile. Ma il Governo appare fiducioso di conservare il posto nel board e il Ministro degli esteri Antonio Tajani (con un passato da Commissario europeo e vicepresidente della Commissione) si è detto “ottimista”. Bisognerà vedere se il tema sarà posto già nel Consiglio dei capi di stato Ue di oggi e domani visto che la decisione del Cdm ha anticipato i tempi, certo il nostro Paese, se non vorrà cedere il posto a un altro stato, dovrà saper far coagulare il consenso intorno al nome anche di quegli stati più piccoli che non sono ora rappresentati in pianta stabile. Per il momento quindi una vera e propria rosa non è filtrata: il candidato tecnicamente più accreditato è il vice dg di Banca d’Italia Piero Cipollone, che oltre alla lunga carriera a via Nazionale vanta un curriculum internazionale e una conoscenza del digitale e delle crypto seguite da Panetta a Francoforte.
La sua scelta rassicurerebbe sia la tecnostruttura nazionale sia quella di Francoforte anche se non andrebbe incontro alle critiche di chi vuole una maggiore presenza femminile nei vertici delle banche centrali e della Bce. Altre ipotesi appaiono meno concrete anche se suggestive, come quelle di Lucrezia Reichlin: già capo economista a Francoforte, si è espressa recentemente contro i rialzi eccessivi della Bce paventando effetti negativi sull’economia. Chanches ridotte al momento anche per l’altra vice dg della Banca d’Italia Alessandra Perrazzeli. A complicare il puzzle per il Governo Meloni è la circostanza che la nomina rientra in un più ampio dialogo con Bruxelles e gli altri partner europei su altri dossier: la nomina dei vertici Bei (per i quali si è profilata la candidatura di Daniele Franco) e i due temi scottanti del Mes e del Pnrr anche se si tratta di questioni formalmente slegate fra loro. In teoria la nomina del board è una questione legata esclusivamente al merito e non al passaporto, ma la prassi prevede che l’iniziativa debba partire dai Governi con un successivo passaggio al Parlamento europeo e quindi al Consiglio. E in quelle sedi appunto si vedrà se la tradizione non scritta del diritto dei grandi Paesi di avere rappresentanti stabili resisterà a un’eurozona che si è allargata e ha cambiato le sue geometrie.
