La proposta avanzata della maggioranza non contribuisce a sbloccare lo stallo.
Pd e M5S respingono l’offerta: “Nessun rinvio”. Per la sorte del pdl presentato dalle opposizioni unite i prossimi giorni saranno decisivi. Oggi ci sarà il primo round in Commissione Lavoro della Camera, dove ci sarà l’esame dell’emendamento soppressivo: se la maggioranza dovesse approvarlo, si andrebbe in aula giovedì con parere negativo della Commissione e la partita sarebbe chiusa. L’altra possibilità la illustra il presidente della commissione Lavoro Walter Rizzetto: “Ho avanzato alle opposizioni una proposta che va verso il dialogo e il confronto: non votare nessuna emendamento domani ed arrivare in aula” senza mandato al relatore “per poi approvare una sospensiva alla proposta per approfondire ancora il dibattito”.
Da M5S e Pd arriva l’altolà: “È un primo passo, ma non abbastanza, soprattutto se accompagnato dalla volontà dilatoria di questa maggioranza: 4 mln di lavoratori attendono con urgenza una misura di civiltà per dare dignità al lavoro. Il Governo non può pensare di prenderli in giro dicendo che devono ancora studiare e approfondire.
Salario minimo legale subito!”, risponde il leader dei Cinque stelle Giuseppe Conte, mentre il capogruppo dem in commissione Arturo Scotto assicura: “Non mi convince che si vada in aula e poi si sospenda il lavoro sul salario minimo”. A questo punto l’ipotesi è che il centrodestra, pur non ritirando l’emendamento, possa evitare comunque di sottoporlo a votazione in Commissione per arrivare in aula e approvarsi da solo la sospensiva, come accaduto con il Mes. Sempre che non si riapra la porta al dialogo, come auspica il leader di Azione Carlo Calenda.
