I senatori di Azione e Italia viva, non hanno partecipato al voto e la loro decisione ha scatenato la critica del Movimento 5 stelle che ha accusato i renziani di “fare da stampella all’esecutivo”. “In situazioni come queste disertare è essere complici”, ha poi tuonato Giuseppe Conte in un post sui social.
Il responso dell’Aula, è stato accolto con soddisfazione dal ministro che ha risposto ai cronisti che le chiedevano un commento dicendo: “È una bellissima giornata”.
“Ho detto la verità e chi dice il contrario mente sapendo di mentire”, ha attaccato Santanché in Aula ribadendo di aver ricevuto l’avviso di garanzia solo il 17 luglio.
Dure le parole che ha rivolto all’opposizione: “Ci possono essere diversità di opinioni, diversità che io rispetto. Ho qualche difficoltà a comprendere come si possa promuovere sulla base di elementi di un’inchiesta pseudo giornalistica una mozione che non ha come oggetto il mio operato da ministro ma fatti che, se verranno evidenziati, sono antecedenti al mio giuramento da ministro e che ritengo di aver chiarito in quest’Aula”.
Il ministro, che sedeva vicino ad almeno dieci ministri da Salvini a Casellati, da Musumeci a Ciriani ad Abodi, si è poi detta dispiaciuta per gli attacchi ricevuti in queste settimane e ha confermato di rimanere fedele “ai principi di legalità, responsabilità, disciplina e onore che la Costituzione indica come valori e criteri di condotta per chiunque operi al servizio della nazione”.
Il voto dei senatori della maggioranza è stato compatto. Lucio Malan, capogruppo di FdI, ha definito la mozione “un tentativo di strumentalizzare una vicenda resa nota da trasmissioni televisive e inchieste giornalistiche”, un “tentativo per infangare e screditare il lavoro del ministro e di tutto il governo”.
Massimiliano Romeo, l’ha invece bollata come “un errore politico” che “ha rafforzato il ministro, il premier Meloni e diviso l’opposizione.
Per Licia Ronzulli, presidente dei senatori di FI per l’opposizione l’Aula di Palazzo Madama “deve diventare un’Aula del Tribunale. Chi siamo noi per giudicare la colpevolezza di un membro del governo?”
Confermata la divisione nel fronte delle opposizioni, con il Pd e Avs. Già prima dell’avvio della seduta Carlo Calenda aveva giudicato il testo “un grande regalo al governo” pur confermando la richiesta di dimissioni a Santanché.
Parole ribadite da, Enrico Borghi, che ha chiamato in causa il presidente del consiglio, Giorgia Meloni. “Ci deve dire fino a quando questa situazione sarà sostenibile nel governo. È in capo al premier tutta la responsabilità politica e giuridica in ordine alla permanenza del ministro” nell’esecutivo.
Netto il giudizio del leader Giuseppe Conte. “Noi abbiamo orgogliosamente votato la sfiducia al ministro, qualche altra opposizione ha preferito disertare il voto abbandonando l’Aula. In situazioni come queste disertare è essere complici”, ha scritto sui social prima di aggiungere: “In qualsiasi grande Paese oggi Santanché non sarebbe più ministra. In qualsiasi grande Paese il premier l’avrebbe accompagnata alla porta già da giorni”.
Nel corso della seduta una breve bagarre si è scatenata in Aula quando Ettore Licheri ha paragonato i membri della maggioranza a dei “pagliacci”. Il senatore pentastellato è stato subito ripreso dal presidente Ignazio La Russa che ha messo anche a tacere chi dai banchi di FdI, Lega e FI rispondeva con il grido di “vergona, chieda scusa”.
Polemica anche tra il dem Walter Verini e il ministro della Protezione civile e senatore, Nello Musumeci. Verini ha notato la presenza in Aula del ministro “mentre la Sicilia brucia”.
Una polemica “davvero singolare”, ha replicato Musumeci. “Dal Pd, con evidente arroganza, pretendono persino di dettare l’agenda delle mie giornate. Dimenticando peraltro che partecipo alla seduta del Senato proprio perché richiesto dalle opposizioni, con la loro mozione. Da quarantotto ore, in costante contatto con il dipartimento nazionale di Protezione civile, seguo da ministro l’evolversi della difficile situazione del maltempo dal Nord alla Sicilia”, ha assicurato.
